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Davide Tabarelli (foto Ansa)

 

«Siamo aggrappati a stime incerte, gli effetti di questa guerra potrebbero essere devastanti per l’economia mondiale». Per Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, società di ricerca indipendente attiva dal 2006 nel settore energetico e ambientale, saranno i barili di petrolio bloccati nello Stretto di Hormuz a determinare gli eventi della guerra tra Usa, Israele e Iran. Nella notte tra l'8 e il 9 marzo, a causa dei pesanti bombardamenti di Israele contro gli impianti petroliferi di Teheran, si è registrato un record di oscillazioni del greggio, il cui prezzo è schizzato a 120 dollari al barile. Con i mercati in allarme per questa impennata, il presidente Trump ha fatto dietrofront suggerendo la fine imminente del conflitto. Questo ha in parte tranquillizzato le borse e fatto scendere il prezzo a barile al di sotto del tetto dei 100 dollari. 

 

Professor Tabarelli, quali saranno gli effetti di questa guerra? 

«Dipende molto da quanto durerà. Potrebbe essere un cataclisma, già adesso abbiamo degli aumenti costosi sul prezzo del petrolio e del gas. Se il prezzo del petrolio da dicembre è salito da 60 a 100 dollari, il gas è raddoppiato dall’inizio di questa crisi, passando da 32 a 60 euro. Queste sono le quotazioni internazionali, che poi si scaricano sul nostro portafoglio»

 

Fino a quando i mercati saranno in grado di assorbire gli effetti di questa crisi? 

«Oltre le due settimane non si potrà andare, per adesso è sostenibile ma con fatica. I mercati non pensano che questa interruzione durerà a lungo, ma c’è da dire che non si aspettavano nemmeno che chiudessero lo Stretto di Hormuz. Era una possibilità che temevamo da cinquant’anni, il regime iraniano lo aveva più volte minacciato, ma non si era ancora mai verificato. È una manifestazione della forza militare del regime, nessuno credeva che una cosa del genere fosse possibile»

 

È equiparabile alla crisi russo-ucraina? 

«La situazione è critica e se durerà ancora i prezzi saliranno ulteriormente, ma potrebbe essere peggio. Penso all’inizio dell’invasione dell’Ucraina: a settembre 2022 il gas aveva raggiunto i 300 euro per megawatt, contro i 60 di adesso. Non penso sia ancora comparabile»

 

Quali sono i riflessi che vedremo nella nostra quotidianità?

«La guerra si ripercuoterà nella nostra vita in termini di inflazione e costo delle bollette. Avremo incrementi del 20%, i carburanti sono già aumentati di circa il 15% in soli sette giorni, però ripeto: la situazione potrebbe essere peggio. Per quanto riguarda i rapporti dell’Iran con l'Italia, penso all'esportazione del Made in Italy, anche lì sarà una bella botta. Ci sono delle scorte strategiche di petrolio che i paesi del G7 stanno pensando di rilasciare, ma nell’immediato non abbiamo niente a disposizione»