Diritto allo studio

Giovanni Molari, rettore dell'Alma Mater, al Career Day dell'Università (foto di Ludovica Addarii)

 

«L’Università di Bologna sta costruendo 800/900 posti letto in più per gli studenti». È questo il commento di Giovanni Molari, rettore di Unibo, alla notizia del flop del tentativo di creare alloggi per gli studenti con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, e il modesto bilancio di appena 105 posti a Bologna, che a parer suo risultano essere «troppo poche». L’iniziativa a cui il responsabile dell’ateneo ha fatto riferimento questa mattina, in occasione del Career Day organizzato dall’Alma Mater nei padiglioni di Bologna Fiera, rientra nel piano edilizio per il triennio 2024-2026, cofinanziato dalla Regione.

 

«L’Università, però, da sola non può sopperire alle mancanze di tutti, e per tutti intendo tutti, eccetto l'Università di Bologna. – continua Molari - Tutte le persone che hanno a cuore il bene di questa città possono dare un contributo e cercare di aiutare all'aumento dei posti negli studentati. Ci sono migliaia di appartamenti sfitti, ci sono diversi modi per poter intervenire e in questi anni l'Università la sua parte l'ha fatta e credo che sia abbastanza evidente. Credo che nei prossimi anni, anche in questo caso, sia assolutamente indispensabile una maggiore consapevolezza di quello che il sistema universitario rappresenta per questo territorio».

 

Un richiamo all’attenzione delle istituzioni viene fatto anche sull’altro tema caldo, quello delle borse di studio per gli studenti di Unibo. Il rettore, infatti, ha stanziato 2,5 milioni di euro per i novecento studenti “idonei” ma non vincitori, che quindi non hanno potuto ricevere il sostegno economico. Una soluzione “tampone”, che a fronte di un fabbisogno di 5 milioni, riesce a coprirne appena tre mettendo insieme gli investimenti dell’ateneo con i 600mila elargiti dalla stessa Università ad Er.Go, l’ente territoriale per il diritto allo studio. La coperta, quindi, sembra essere ancora troppo corta secondo Molari: «Non è l'Università che deve pensare al piano per il futuro, lo dobbiamo fare insieme alla Regione. Questo è stato un intervento straordinario e mi auguro che resti tale, ma in questo momento non potevamo lasciare soli un migliaio di nostri studenti. Così l'Università, assolutamente compatta col suo Consiglio di amministrazione, ha deliberato questa misura. Per il futuro bisogna mettersi attorno a un tavolo e parlarne, perché non ci si ritrovi di nuovo nelle stesse condizioni. Tra un anno ci saranno più fondi da parte del Ministero dati alle Regioni e mi auguro che questi fondi bastino a coprire tutte le borse dell'anno prossimo».