Muba
Un reparto mobile della polizia interviene per sgomberare l'accesso al cantiere del MuBa (foto di Alberto Biondi)
La battaglia del Pilastro non vede ancora una fine. Manifestanti, molti tra i cittadini del rione e diverse parti politiche, come Potere al Popolo, si oppongono con forza al MuBa, il Museo dei bambini e delle bambine di cui è partita la costruzione al Parco Mitilini Moneta Stefanini, al centro del rione del quartiere San Donato. Un cantiere che ha avuto un avvio travagliato, a partire dal momento in cui l’amministrazione ha deciso di tagliare cinque alberi nella zona del Parco dove sono stati avviati i lavori per il museo. Da allora, il Pilastro non ha conosciuto pace. I manifestanti di MuBasta hanno, a più riprese, provato a entrare nel cantiere per impedire i lavori e soprattutto l’abbattimento degli alberi. Si sono poi accampati in presidio nel Parco per esprimere la loro contrarietà al MuBa.
Lunedì 2 marzo le forze dell’ordine si sono presentate davanti alle tende intimando agli attivisti di sgomberare l’area entro un’ora. Gli agenti hanno fatto multe da 400 euro per bivacco a chi si trovava lì e una denuncia per manifestazione non autorizzata. A quel punto gli attivisti hanno smontato il presidio e il gazebo che avevano piazzato. La sera prima, alle rimostranze e alle proteste dei manifestanti la polizia aveva risposto con lacrimogeni e idranti. Due attivisti erano stati fermati e poi arrestati e portati alla Dozza. Il gip Claudio Paris li aveva fatti rilasciare 48 ore dopo perché incensurati e perché le condotte contestate non erano state ritenute di particolare gravità. Ad attendere la decisione del giudice, fuori dal tribunale, un presidio di una cinquantina di manifestanti. La sera stessa, nuovi scontri al Pilastro, con cariche e lacrimogeni – anche ad altezza uomo – per disperdere i presenti, alcuni dei quali avevano provato ad abbattere le barriere messe a protezione del cantiere. Da quel momento, il rione è diventato un campo di battaglia e gli scontri sono andati avanti fino a notte fonda: da un lato i manifestanti lanciavano pietre e petardi, dall’altro la polizia sparava gas lacrimogeno.
Un corteo di un migliaio di persone ha poi sfilato, il 7 marzo, lungo le strade del Pilastro. Una manifestazione pacifica, cui hanno preso parte famiglie e bambini del rione, oltre a sigle come Usb, Potere al Popolo e Cambiare Rotta, per dire no al MuBa. Il mattino dello stesso giorno si era invece tenuta una “passeggiata” promossa dal Comitato MuVet e da chi è favorevole al progetto. In serata, al termine del corteo per il no, dopo una cena sociale accompagnata da musica e balli, alcuni attivisti hanno manifestato il loro dissenso battendo contro le paratie del cantiere per fare rumore. La polizia, in quel momento, è intervenuta duramente con cariche e lacrimogeni per disperdere i partecipanti, i quali hanno risposto con un lancio di pietre e bottiglie. Diversi i feriti da entrambe le parti. Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, in quell’occasione ha parlato di «violenza politica» da parte dei manifestanti e ha chiesto di «isolare i violenti e prendere le distanze da chi prende d’assalto il cantiere del museo».
Le polemiche divampano, tra chi contesta la militarizzazione di un intero rione e chi chiede di abbassare i toni ad entrambe le parte. Lepore e l’assessore alla scuola e alle nuove architetture per l’apprendimento, Daniele Ara, vanno dritto: «Il museo si farà». E ieri MuBasta e Potere al Popolo hanno presentato un esposto alla Corte dei Conti perché, secondo Francesca Fortuzzi (PaP) «il progetto del museo non prevedeva ulteriore consumo di suolo verde». Andrebbe quindi in contrasto con il principio del Pnrr per cui non si dovrebbe arrecare nessun danno significativo all’ambiente. Ulteriore violazione di questi vincoli, per Potere al Popolo, l’abbattimento degli alberi presenti nel Parco. Secondo Fortuzzi, inoltre, «la reazione della polizia contro i manifestanti è stata spropositata».
Nella mattinata di oggi l’ultimo atto – per ora – delle tensioni sul museo. Una ventina di attivisti di MuBasta si è infatti seduta davanti ai cancelli del cantiere per impedire l’accesso agli operai e interrompere i lavori. Un reparto mobile della polizia è intervenuto e ha spostato di peso e trascinato uno per volta i manifestanti, lasciando sfilare gli operai all’interno del cantiere.
Stasera, alle 19, la manifestazione promossa dai "Giovani Palestinesi" sfila per il Pilastro. L’aria è tesa, gli animi sono caldi. Si preannuncia essere l’ennesima battaglia campale di una guerra che ha colpito uno dei rioni più complessi, difficili e sfaccettati della città.