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Una città iraniana colpita dalle bombe (foto Ansa)

«Mia nonna, insieme agli zii e cugini da parte paterna sono ancora in Iran. Pensare che sono sotto bombardamenti continui di Stati come Israele e Stati Uniti mi causa un po' d'ansia». Le parole di Leonardo Farhadi Nejad, professore all’istituto Alberghetti di Imola, racconta la sua quotidianità dopo gli attacchi senza sosta dei missili sull’Iran. Secondo la Croce Rossa Iraniana, sarebbero 800 le vittime finora, tra cui figurano le 180 della scuola femminile di Minab. Le due nazioni, sotto l’operazione “Epic Fury”, da sabato attaccano a tappeto città e siti militari iraniani per indurre un cambio di regime..

Professore, come la sta vivendo questa fase di guerra e tensione in Iran?

«Sicuramente non con gioia. Sono un iraniano di seconda generazione, nato e cresciuto in Italia, da madre italiana e padre iraniano, ma ho comunque parte della mia famiglia in Iran. In questi giorni ho provato a chiamare i miei zii, gli ho anche scritto, ma non sono riusciti a prendere linea o a sentirmi. Purtroppo è normale che le reti vengano tagliate, tutt’ora non c'è la possibilità di comunicare».

Sente che in Italia ci sia stata una vera comprensione della gravità della situazione?

«Probabilmente sì, se si parla con persone che non hanno pregiudizi e vogliono informarsi. Tuttavia, non condivido affatto l’idea di una guerra di liberazione, come spesso viene presentata dai social e i media mainstream».

Come mai pensa questo?

«Guardavo oggi un reel dove alcuni iraniani che vivevano in Grecia portavano rose all’ambasciata israeliana, ringraziando Netanyahu; persone che hanno la fortuna di non sapere cosa significa avere le bombe volare sopra la loro testa. Basta pensare a come il governo e sistema politico iraniano godano di un certo seguito popolare, nonostante le sue azioni».

Come docente, sente la responsabilità di promuovere il dibattito sui temi della pace e dell’antiguerra?

«Io penso che la scuola così com’è stata pensata dai nostri padri costituenti, dovrebbe essere anche uno spazio in cui il dibattito politico viene incoraggiato e supportato da tesi cosiddette scientifiche. In altre parole, una scuola che parla di politica senza fare propaganda e che dà le possibilità agli studenti di informarsi e di sapere e di scegliere autonomamente, secondo ciascuno il suo senso morale».