Ambiente

Uno skyline dell'Emilia-Romagna (foto Creative Commons)

 

Dopo l’ultimo bollino rosso emanato lo scorso 15 gennaio, da domani torna per la seconda volta quest'anno l’allerta smog in tutta l’Emilia-Romagna. La concentrazione delle polveri sottili rilevate per le prossime ore dalle previsione di Arpae, l’Agenzia regionale su prevenzione, ambiente ed energia, ha fatto scattare anche nella parte orientale della Regione i divieti aggiuntivi previsti dal nuovo accordo stipulato dall’Emilia-Romagna per ridurre l’inquinamento atmosferico, che comprende anche lo stop ai veicoli diesel euro 5. Da domani sarà quindi in vigore il bollino rosso nelle città di Bologna, Ferrara, Forlì, Cesena e Rimini, mentre nelle province emiliane da Modena a Piacenza i divieti sono già attivi dalla giornata di ieri. I prossimi controlli di Arpae sono previsti per venerdì: a seconda dell'esito gli attuali divieti saranno confermati o revocati. 

Il provvedimento arriva dopo quello già emanato da Arpae lo scorso gennaio, proprio in concomitanza con la pubblicazione da parte della stessa agenzia del report annuale sulla qualità dell’aria. Secondo questo resoconto, nel 2025 i valori medi annuali di Pm10 e Pm2.5 sono risultati entro i limiti di legge in tutte le stazioni di rilevamento, mentre la soglia relativa al biossido di azoto è stata rispettata sull’intero territorio regionale, senza superamenti del limite orario. Nei parametri previsti dalla normativa rientravano anche il biossido di zolfo, il benzene e il monossido di carbonio. 

Un rapporto che l’assessora regionale all’ambiente, Irene Priolo, aveva commentato così: «I dati riferiti allo scorso anno mostrano come le azioni messe in campo con il Pair 2030, il Piano aria integrato regionale, inizino a dare risultati tangibili. Va denunciato però che, con l'ultima legge di Bilancio, il Governo ha tagliato per l'Emilia-Romagna 52 milioni per la qualità dell'aria nel prossimo triennio». Risorse che, secondo l’assessora, erano già state negoziate e ottenute, per essere poi destinate a «sostenere cittadini e imprese nella riduzione delle emissioni, e che sono state cancellate con un colpo di spugna. Togliere risorse al Piano per la qualità dell'aria non significa risparmiare, ma non investire sulla salute delle persone e, nel medio periodo, aumentare i costi sanitari che ricadranno su tutta la collettività».