il quindici
Scena tratta dal trailer di "Hamnet"
Hamnet, l’ultimo lungometraggio della due volte premio oscar Chloé Zhao nominato agli Academy Awards, parla solo in apparenza di William Shakespeare. L’opera, tratta dall’omonimo romanzo di Maggie O’Farrell, narra del legame fra Shakespeare (Paul Mescal) e Agnes (Jessie Buckley), donna che, nella Stratford-upon-Avon elisabettiana, viene descritta dagli abitanti come una strega. Ad Agnes importa poco della drammaturgia; preferisce conversare con il mondo naturale, che le mostra una realtà metafisica fatta di presagi. William è invece destinato a scrivere degli esseri umani e dei loro sentimenti e, sentendosi costretto in quel villaggio, finisce per trasferirsi a Londra, capitale culturale europea. Da questa separazione Hamnet compie i suoi primi passi sviscerando il tema della lontananza, dell’amore vissuto non nell’intimità ma in una forma distante; una distanza che fa sentire il suo peso nel momento in cui all’eros si aggiunge, inesorabilmente, thanatos. Improvvisamente, un lutto si abbatte sul loro nido familiare, generando fratture fra i due innamorati, rese esplicite attraverso la macchina da presa che si allontana sempre più dai protagonisti. È in questo dolore che il film chiarisce il proprio sguardo. A vivere visceralmente la morte e il dolore in Hamnet sono infatti le donne, Agnes e la suocera, in totale assenza della presenza maschile. Le pratiche quasi esoteriche della prima, interpretata intensamente da Buckley, si scontrano con il realismo nichilista della seconda, generando tensioni che, nella crisi, si dissolvono nella condivisione della sofferenza. Il lutto, per essere metabolizzato, deve quindi essere vissuto in comunione col prossimo. Zhao così accompagna sul finale lo spettatore verso una risoluzione terapeutica, facendo tesoro degli insegnamenti della Poetica di Aristotele e mostrando come è nella tragedia, nella rappresentazione del dolore, che si può trovare quel sollievo dello spirito, la catarsi.