il quindici

Il faccia a faccia tra Vecna e Will (foto Ansa)

 

Dieci anni, 42 episodi e oltre 3700 minuti dopo, cala il sipario su “Stranger Things”, la serie dei fratelli Duffer che, da nostalgico omaggio agli anni ’80, si è trasformata nel colossal di punta dell’universo Netflix. Dopo tre anni e mezzo di attesa, tra scioperi e una produzione travagliata, l’hype alle stelle per la quinta stagione si è dimostrato più un peso che un valore aggiunto. Questo capitolo è inutilmente dilatato, vista la scarsa mole di fatti davvero importanti in relazione al minutaggio delle puntate, la cui suddivisione in tre volumi finisce per smorzare ulteriormente l’impatto narrativo. I personaggi principali evolvono poco e male, così come sono rari dialoghi ben scritti ed emozionanti. A ciò si aggiunge una scelta visiva discutibile, dove l’abbandono delle tonalità cupe in favore di una cromaticità calda e piatta priva la serie di quell’inquietudine che ne aveva definito l’identità, annullando qualsiasi percezione di pericolo (entrare nel Sottosopra non è mai stato così sicuro). Sul piano narrativo, la scrittura appare spesso raffazzonata e, a tratti, talmente illogica da non potersi giustificare nemmeno invocando la sospensione dell’incredulità. Se problemi di sceneggiatura erano già presenti nelle passate stagioni, qui c’è la sensazione di un netto passo indietro, aggravato dal carattere fortemente derivativo della serie, che deve tanto, se non tutto, alla cultura pop degli anni ’80, dalle evocazioni alla filmografia di Spielberg agli incessanti echi dei romanzi di Stephen King. Una trama che banalizza anche l’evoluzione dell’antagonista principale, mentre la battaglia finale, orfana di vero pathos, ricalca quella della terza stagione, svilendo la straordinaria performance attoriale di Jamie Campbell Bower, molto più disturbante nelle vesti dell’umano Henry Creel. Se accolto con cuore aperto e poche pretese narrative, l’ultimo viaggio a Hawkins conserva comunque una discreta, malinconica piacevolezza.

 

La recensione è tratta dal Quindici n.13 del 12 febbraio 2026