Crisi

Operai a lavoro (immagine Ansa)

 

«La nostra è una corsa contro il tempo». Così Primo Sacchetti, segretario organizzativo Fiom dell’Emilia-Romagna, descrive la difficile situazione della Gaggio Tech. La messa in liquidazione decisa da  Alessandro Triulzi rischia di far abbassare definitivamente la saracinesca per quei 130 dipendenti già in cassa integrazione: «Trentacinque dipendenti sono in cassa integrazione in forza all’attuale progetto Minifaber – precisa il sindacalista – mentre una trentina che lavoravano prima al reparto plastica sono confluiti in cassa integrazione per cessazione di attività, arrivando a quota 90 dipendenti». La scadenza degli ammortizzatori sociali è prevista per il 30 settembre, data oltre la quale 90 famiglie rischierebbero di restare in mezzo alla strada.

«L’obiettivo è aumentare il lavoro del progetto industriale Minifaber», chiarisce Sacchetti, auspicando una soluzione possibile per il futuro dei lavoratori: «Non so se serviranno più attori per porre rimedio all’attuale situazione ma – continua – stiamo andando nella direzione giusta». Ieri un responsabile commerciale della Comecer, a cui fa capo ad un imprenditore di Faenza, legato a un gruppo canadese, insieme alla presidente di Confindustria, Sonia Bonfiglioli, e alla direttrice Tiziana Ferrari, accompagnate dal vice presidente della Regione Vincenzo Colla e dall’assessore regionale Giovanni Paglia, hanno svolto la prima visita nello stabilimento di Gaggio Montano. Secondo una nota di Sonia Bonfiglioli «l’incontro si è svolto in un clima estremamente collaborativo e costruttivo, confermando quanto sia fondamentale che industria, istituzioni e parti sociali lavorino in sinergia per affrontare situazioni complesse come questa». Una visita incoraggiante secondo il sindacalista che sostiene l’appello lanciato dalla presidente di Confindustria e precisa: «La sua visita è avvenuta in veste della presidenza di Confindustria e non come imprenditrice»; l’invito rivolto agli imprenditori locali sembra trovare poi un appoggio e un richiamo alla responsabilità. «Il progetto Gaggio tech si inserisce in un problema più grande – precisa Sacchetti – quello dell’occupazione nell’appennino». In uno scenario delicato e magmatico, la Regione Emilia-Romagna gioca un ruolo di garante: «Come ha sottolineato ieri il vice presidente Colla - ricorda Sacchetti - si è aperto un tavolo di crisi permanente».

Il rischio di depauperazione legato alla Gaggio Tech in realtà è solo un tassello che rischia di compromettere un territorio già in difficolta. Il futuro dipende dal tessuto produttivo locale, per questo secondo Sacchetti a porre rimedio dovrebbero essere gli imprenditori locali che hanno «una responsabilità sociale» verso un territorio che «da solo non può farcela». La crisi socio-lavorativa dell’appennino secondo Sacchetti racchiude anche la soluzione: lo sviluppo industriale non sarebbe sottoposto a dei limiti, mentre i prezzi più contenuti degli affitti in queste zone incentiverebbero l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Nonostante tutto la storia della Gaggio Tech sembra un nastro che si riavvolge. Era il 2022 quando l’allora ex Saga Coffe, dopo un presidio degli operai lungo 96 giorni, si era arrivati a degli accordi tra azienda e lavoratori, riuscendo a scongiurare la delocalizzazione decisa dalla multinazionale Evoca Group, che avrebbe lasciato a casa oltre 200 lavoratori. «Oggi dopo quasi quattro anni non ci saranno presidi perché quando si presenta una messa in liquidazione – dice Sacchetti – l’unica soluzione possibile si può raggiungere attraverso il lavoro delle istituzioni e dell’imprenditoria».