La contestazione
Studenti universitari in una facoltà di Bologna (foto Ansa)
«Non accadeva da vent’anni, e ora la responsabilità passa alle università. Quelle più piccole sono riuscite a coprire i fondi, ma a Unibo mancano le risorse necessarie. Così molte matricole si sono trovate senza borsa di studio, soprattutto gli studenti internazionali, tra cui alcuni provenienti da paesi in guerra». A lanciare l’allarme è Flavia, rappresentante del comitato studentesco Link, che ieri ha guidato insieme a Cambiare Rotta e C.a.u. una mobilitazione davanti al Rettorato. Il presidio aveva un obiettivo chiaro: far sentire la voce di chi non ha ricevuto la borsa nonostante fosse idoneo, come i 1.100 studenti di Unibo in attesa dei fondi.
Il problema, spiega Flavia, nasce da un cambio ai vertici dell’ente che gestisce le borse. «Quest’estate è stato sostituito il direttore di Ergo, e questo ha modificato la gestione dei fondi: le borse non saranno più interamente erogate». A pagare il prezzo più alto sono gli studenti stranieri, con cui il comitato mantiene un contatto costante. «C’è un gruppo di studenti iraniani che avrebbero dovuto ricevere fino a 8.000 euro», racconta Flavia. «La preoccupazione è enorme, soprattutto se dovessero tornare in un paese segnato da conflitti e tensioni geopolitiche». Ma non si tratta solo di soldi: «Queste borse aiutavano anche le famiglie, spesso costrette a sopravvivere in condizioni difficili», aggiunge Flavia.
Difficoltà che si aggiungono a un quadro già complesso, in cui il diritto allo studio, secondo il comitato, non sempre è stato garantito: «C’è sempre stata qualche problematica, l’abbiamo visto l’anno scorso con gli studentati. Ora la situazione è peggiorata, dato che sono stati dati molto meno posti letto in una Regione che fino a poco tempo fa era aprifila da questo punto di vista». «Chiaro che Unibo - ha spiegato Flavia - sta riscontrando più problemi perché il numero degli studenti è molto più alto, servono molti più sostegni che stanno cercando di prendere anche dalle tasse universitarie, ma che non saranno sufficienti». Problemi che potrebbero portare a una nuova protesta. «Pensiamo di andare a breve davanti alla Regione, anche se la nostra idea è quella di cercare di capire come si muoverà il cda, vale la pena aspettare e capire se il rettore manterrà la parola data».