Il quindici
Il pittore Concetto Pozzati (foto Ansa)
Un pittore che non ha mai accettato di essere incasellato in una specifica scuola di pensiero, un pittore “corsaro” che ha fatto del furto un’impronta decisiva della sua arte. Concetto Pozzati è una firma di spessore a Bologna, ed è per tale motivo che la città ha deciso di omaggiarlo allestendo una piccola retrospettiva dedicata al suo confronto/duello con l’amico/ nemico Giorgio Morandi, altro genio bolognese. La mostra gratuita, intitolata “Concetto Pozzati. Da e per Morandi”, sarà visitabile fino al 15 marzo, all’interno delle stanze della Casa Museo Morandi, in via Fondazza. Obiettivo di questo excursus nel lavoro di Pozzati (esponente di diverse correnti, ad esempio il surrealismo, l’arte informale e la pop art) è far luce sul dialogo stilistico tra lui e Morandi, verso il quale provava sentimenti contrastanti: da un lato non apprezzava la sua visione e la sua persona, dall’altro riconosceva comunque nella sua opera un potente cosmo di tradizione e innovazione, un impasto di provincialismo e modernità, quasi a riflettere Bologna stessa, sempre in bilico, sempre in mezzo a questi due fuochi concettuali. Sebbene i quadri in esposizione siano pochi, il percorso evolutivo di Pozzati emerge chiaramente, dalla creazione di un linguaggio informale e viscerale, che si rapporta a uno più freddo e raziocinante, al saccheggio dal mondo oggettuale di fattura morandiana. Qui le tecniche adottate da Pozzati sono svariate, pennellate sia sottili che grossolane, scrittura fatta con i colori a olio e “collage graffettato” in primis. In queste tele gli oggetti diventano un enigma, specchio della solitudine dell’artista, prigioniero del suo laboratorio domestico, oltre che fucina delle sue creazioni. Qualcosa preso da Morandi e poi dedicato a Morandi, solo con la giusta dose dissacratoria. Perché in fondo l’arte è anche questo: puro stravolgimento.
La recensione è tratta dal n.12 di "Quindici" del 29 gennaio 2026