Il quindici

L'ingresso dell'Accademia Filarmonica (foto di Alberto Biondi)

 

Nei tre piani di palazzo Carrati, in via Guerrazzi, sono racchiusi alcuni dei più importanti tesori della musica classica. È l'Accademia Filarmonica di Bologna, il cuore pulsante di una civiltà musicale che, per oltre tre secoli, ha dettato le regole dell'armonia in Europa. Fondata nel 1666 dal nobile Vincenzo Maria Carrati, l'istituzione ha mantenuto la sua sede preservando un'identità che fonde il rigore della corporazione professionale alla nobiltà del circolo onorifico. Oggi, grazie alla collaborazione con l'associazione "Succede solo a Bologna", questo scrigno di storia apre le porte a un pubblico vasto, offrendo un calendario di visite guidate che, dal primo febbraio a giugno, permetterà di attraversare sale che hanno ospitato geni del calibro di Mozart e Rossini.

Il progetto Carrati nasceva da un'esigenza pratica e poetica: radunare i migliori musicisti "acciò havere filo et unione da non disunirsi e rendere buon suono". Il motto scelto, Unitate melos (la musica nella condivisione), campeggia ancora sotto lo stemma dell'organo, simbolo di un'istituzione che si poneva come garante della qualità artistica. L'Accademia si innestava su precedenti esperienze cittadine, come quelle dei Floridi, dei Filomusi e dei Filaschisi, ma si distinse subito per il suo rigore scientifico e normativo. Ottenne rapidamente la protezione dei cardinali di Bologna, tra cui spicca Pietro Ottoboni, e nel 1716 vide i propri statuti confermati ufficialmente da Papa Clemente XI. Con questo riconoscimento, l’Accademia ha ottenuto il privilegio esclusivo di autorizzare il titolo di “Maestro di Cappella”. Si trattava di un potere immenso che fino ad allora era stato concesso dal pontefice soltanto alla Congregazione dei Musici di S. Cecilia di Roma, elevando di fatto l'istituzione felsinea a un rango di assoluta preminenza nel panorama internazionale.

Il Settecento rappresenta l'apice del prestigio internazionale dell'Accademia, incarnato dalla figura di Padre Giovanni Battista Martini. Erudito, compositore e teorico di fama mondiale, Martini rese la Filarmonica il centro di gravità permanente per chiunque volesse eccellere nel contrappunto. È in questo contesto che si inserisce uno degli episodi più celebri della storia del palazzo: il soggiorno del giovane Wolfgang Amadeus Mozart nel 1770. Accompagnato dal padre Leopold, il quattordicenne salisburghese giunse a Bologna per ottenere l'ambita patente di “Maestro filarmonico”. L'archivio conserva il “compito” di Mozart, l’antifona di canto fermo che il giovane dovette comporre sotto stretta sorveglianza. La storia però nasconde un dettaglio che rivela l'umanità del legame tra il genio e il suo maestro: esiste una seconda versione del compito (conservata al Museo della Musica), giudicata scorretta da Martini, che fornì a Mozart una rielaborazione da ricopiare fedelmente per superare l'esame. Quel diploma, ottenuto il 9 ottobre 1770, rimase per Mozart un titolo di vanto per tutta la vita.

Se il Settecento è il secolo del rigore teorico, l’Ottocento è dominato dalla figura di Gioacchino Rossini. Il legame del “Cigno di Pesaro” con Bologna fu profondo: accademico onorario dal 1826 e successivamente Presidente, Rossini visse stabilmente in città tra il 1838 e il 1848. La sua influenza non si limitò alla produzione artistica, egli si spese attivamente per la creazione di una Cassa di mutuo soccorso per i filarmonici bisognosi, un atto di responsabilità sociale che portò alla nascita dell'Istituzione Rossini nel 1877. Nelle sale del palazzo, il visitatore può oggi ammirare il cosiddetto “fortepiano di Rossini” e il manoscritto quasi interamente autografo della “Cenerentola”.  

L’autorità dell’Accademia Filarmonica, nel corso del XIX secolo, si è consolidata senza lasciare spazio a provincialismi. A Palazzo Carrati, la diplomazia musicale bolognese è riuscita a far convivere le due polarità antitetiche del secolo: Giuseppe Verdi e Richard Wagner. Il primo, aggregato nel 1868 come simbolo della potenza drammatica e della melodia popolare italiana, appena eletto, sollecitò la presidenza per la realizzazione di una messa corale in suffragio di Gioacchino Rossini, scomparso nello stesso anno. Il progetto prevedeva un’opera collettiva, affidata a diversi compositori, da eseguire solennemente nella Basilica di San Petronio. Sebbene l’iniziativa non vide mai la luce, l’eredità documentale di quel tentativo resta impressa nel “Libera me” scritto dal Maestro di Busseto, frammento che sarebbe poi diventato il pilastro conclusivo della Messa da requiem dedicata ad Alessandro Manzoni nel 1874. Sul fronte opposto, l’Accademia dimostrò una precoce sensibilità verso le istanze del romanticismo d’oltralpe. Mentre il resto d’Italia guardava con sospetto alle innovazioni del musicista-poeta, Bologna si accreditava come la prima città italiana capace di comprendere la rivoluzione di Wagner. Dopo le storiche rappresentazioni del Lohengrin (1871) e del Tannhäuser (1872) al Teatro Comunale, la Filarmonica ratificò questo primato culturale aggregando Wagner nel 1876. Un atto che, al di là dell'onorificenza, rappresentò il primo riconoscimento ufficiale del sistema italiano alla genialità wagneriana. 

Oltre ai documenti d'archivio, Palazzo Carrati custodisce una collezione strumentale che illustra l'evoluzione del gusto musicale. Dai flauti cinquecenteschi all'organo Traeri del 1673, fino ai pianoforti Erard di Stefano Golinelli e agli strumenti appartenuti a Ottorino Respighi. Ogni oggetto è legato a una storia di aggregazione. La famiglia Puccini è un esempio lampante di questa continuità: ben quattro generazioni di compositori lucchesi furono membri della Filarmonica, culminando con Giacomo Puccini nel 1899. Nel 1945, durante i tumulti della Seconda guerra mondiale, l’Accademia riuscì a salvare e custodire un fascicolo di appunti autografi della Madama Butterfly, sottraendolo alla dispersione bellica.

Con il passaggio al Novecento e poi al nuovo millennio, l'istituzione ha saputo trasformarsi da accademia di esami a polo di alta formazione e divulgazione. Sotto la guida di illustri presidenti come Franco Alfano o Sergiu Celibidache, ha continuato ad aggregare le eccellenze del podio e della scena, da Claudio Abbado a Riccardo Muti.

A partire da febbraio, le porte dell’Accademia Filarmonica verranno aperte dall’associazione Succede solo a Bologna risponde a una necessità espressa dal presidente Piero Mioli, ovvero abbattere il muro di diffidenza che circonda la musica colta. «Spesso le persone hanno l’impressione di non capirla», spiega Mioli, ma la storia dell'Accademia suggerisce che la musica sia prima di tutto condivisione e bellezza. Camminare nella Sala Mozart, ammirare il ritratto di Rossini in punto di morte donato da Gustave Doré o sfogliare (virtualmente) le migliaia di documenti dell'archivio significa comprendere una parte della storia di Bologna.

In un'epoca di consumi rapidi e digitali, l'Accademia Filarmonica offre un'esperienza come la lentezza dello studio, il peso della carta autografa e la risonanza del legno antico. La scommessa di Succede solo a Bologna, che nel 2025 ha registrato numeri record nel turismo culturale, è quella di rendere questo patrimonio non più un'esclusiva per pochi eletti, ma un bene comune per la cittadinanza e per i viaggiatori internazionali.

L'iniziativa di aprire le porte al grande pubblico, spiegata dal presidente Piero Mioli, nasce dalla volontà di abbattere quella diffidenza che spesso allontana i cittadini dalla musica classica. Spesso le persone hanno l’impressione di non poter comprendere questo linguaggio, ma la bellezza architettonica di Palazzo Carrati e la ricchezza della sua storia offrono una porta d'accesso accessibile a tutti. Camminare nelle sale che un tempo furono abitate dalla nobile famiglia dei fondatori, come la sala Farinelli o le sale dedicate alle collezioni, significa respirare l'essenza stessa della storia musicale mondiale.

L'associazione Succede solo a Bologna, che nel 2025 ha registrato numeri record con oltre 3.600 visite guidate, curerà il calendario degli asccessi per permettere a tutti di godere di questi tesori. Le visite si terranno la prima e la terza domenica di ogni mese, con partenza dal primo febbraio e conclusione a giugno. Il costo del biglietto è fissato a 15 euro per l'intero e 12 euro per il ridotto, con prenotazione obbligatoria per ogni evento. Entrare a Palazzo Carrati non significa solo visitare un edificio storico, ma immergersi in un'ammaliante atmosfera musicale tra quadri, cimeli e documenti che testimoniano come Bologna sia stata, per oltre tre secoli, la capitale europea della musica e dell'eccellenza artistica.

 

L'articolo è stato pubblicato nel n.12 del "Quindici" del 29 gennaio 2026