referendum

 Antonio Di Pietro e Augusto Barbera con Andrea Cangini e Luigi Salvato all'incontro del "Comitato Sì Separa"(foto ufficio stampa)

Il sì spiegato da due esponenti di spicco del centro-sinistra. Antonio Di Pietro, l'ex pm simbolo di Mani Pulite ed ex ministro della Giustizia, nonché fondatore di Italia dei Valori e due volte ministro nei due Governi Prodi e Augusto Barbera, pure lui ministro nel Governo Ciampi, presidente emerito della Corte Costituzionale, cinque mandati in parlamento, prima nel Pci e poi nel Pds, sono intervenuti sul referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati nell’incontro "Verso un giudice veramente terzo: le ragioni del Sì al referendum", promosso dal "Comitato Sì Separa" della Fondazione Einaudi. Quella di votare sì al referendum è una scelta che secondo molti esponenti del centrosinistra è in contraddizione con la loro storica area politica di appartenenza.

«Io voto sì convintamente – ha detto Di Pietro - perché è la naturale prosecuzione della riforma voluta da Vassalli nel 1988-89, in attuazione della Costituzione del 1948. Si disse basta al sistema inquisitorio dove c'era una sola persona che prima faceva l'indagine e poi giudicava, come il pretore o il giudice istruttore. Con il sistema accusatorio introdotto dalla riforma Vassalli l'accusa svolge il suo ruolo e un giudice terzo decide, dopo aver ascoltato anche la difesa in condizioni di parità». E ha continuato: «Sono convinto che la riforma migliori il rapporto tra i cittadini e la giustizia. Non c’è nulla che riduca l’autonomia e l’indipendenza dei pm, anzi, votando sì si rafforzano». «Ritengo molto grave – ha aggiunto –, una truffa etica, quello che viene raccontato da chi conosce questa riforma e per questioni anche politiche informa i cittadini sul contrario di quello che c’è scritto. È una truffa democratica». Secondo Di Pietro, la separazione delle carriere renderebbe la magistratura indipendente dalle correnti interne, spezzando il legame con l’Associazione nazionale magistrati. «È un’associazione privata – ha detto  che di fatto è diventata un quarto potere dello Stato e condiziona progressioni di carriera e incarichi in modo correntizio. Deve esserci più trasparenza». L’ex pm ha parlato di “truffa elettorale” anche rispondendo a chi sostiene che la riforma possa indebolire le indagini: «Chi dice che questa riforma mette il pubblico ministero sotto la politica racconta una truffa elettorale. Il pm resta autonomo, indipendente e con l'obbligatorietà dell'azione penale. Non c'è politico che possa fermare un magistrato che vuole fare il suo dovere».

Barbera gli ha fatto eco. Il presidente emerito della Corte Costituzionale ha detto di parlare per le sue competenze giuridiche, non per appartenenza politica. In base alle quali invita i cittadini a fare lo stesso. «Non si tratta di una battaglia di destra o di sinistra. Non è un voto a favore o contro Meloni. È su un tema specifico. Se si pensa di votare per un partito, lo si faccia alle elezioni politiche del prossimo anno». Barbera ritiene la separazione delle carriere una conquista liberale. «Che fiducia si può avere nei confronti del giudice se si sa che appartiene alla stessa corrente dell’accusatore? Il cittadino non si può sentire efficacemente difeso».

Rispondendo alle critiche provenienti dai sostenitori del No relative alla possibile egemonia delle maggioranze politiche nella scelta dei componenti laici degli organi di garanzia, Barbera ha sostenuto che «non supportano le loro idee con delle argomentazioni valide. La prassi dimostra che c'è sempre una rappresentanza anche delle minoranze, come avviene per l'elezione dei giudici costituzionali e per il Consiglio superiore della magistratura». Sul tema dell'autogoverno della magistratura e dei limiti dell'attuale sistema disciplinare, Barbera ha spiegato che oggi la materia è affidata a una sezione del Consiglio superiore della magistratura, lo stesso organo che decide su carriere e promozioni. "È corretto che lo stesso organismo, con le stesse correnti interne, debba anche occuparsi di giudicare sul piano disciplinare? Io non credo che sia la soluzione migliore", ha osservato. La riforma, ha aggiunto, prevede invece l'istituzione di un'Alta Corte che si occuperà di materie disciplinari, alla quale sarà possibile ricorrere anche nel merito. «Rimane però fermo quanto stabilito dalla Costituzione  ha precisato  e cioè il ricorso in Cassazione per violazione di legge, come previsto dall'articolo 111. Anche qui circolano molte fake news: non viene meno alcuna garanzia di controllo giurisdizionale». Infine, Barbera ha criticato il modo di Anm di divulgare le proprie istanze. «Si rifanno alle emozioni. Non argomentano e mettono in mezzo la politica. Non è degno di giuristi, che devono ragionare sulla storia e sulle norme».