La testimonianza
Piazza di Niscemi (foto Ansa)
Un giorno a Niscemi è come calarsi nella sfiducia e nella rabbia dei cittadini che si sentono abbandonati dalle istituzioni ma anche solidali con i millecinquecento cittadini sfollati.
Il muro della burocrazia, oggi come in passato, sembra limitare il margine di manovra e le parole del sindaco, il leghista Massimiliano Valentino Conti, sembrano essere emblematiche a tal proposito: «Le risorse ci sono, quello che servirebbe è la capacità di spenderle»
La preoccupazione principale dei cittadini resta quella di essere dimenticati troppo in fretta, come già accaduto nel 1997. «Mio padre è sempre molto positivo, per lui la sua terra è la sua vita. Io, al contrario, sono più negativa, ho paura che dopo tutte le discussioni, non solo su testate locali ma anche internazionali come "The New York Times", ci dimenticheranno in fretta ma spero di sbagliarmi», racconta Claudia che a Niscemi è nata e cresciuta, ma era all'estero durante la frana.
Intanto, però, il terreno continua a franare e il capo della protezione civile Fabio Ciciliano avverte: «In questo momento stiamo parlando di un movimento franoso che è circa di 350 milioni di metri cubi. Il che sta ad indicare che ha superato la portata della frana del Vajont», la tragedia del 1963. L’area di rischio si è dunque allargata a 25 chilometri quadrati e potrebbe allargarsi ulteriormente.
«Il problema principale al momento – spiega ancora Claudia – sono le vie di comunicazione. Abbiamo solo quattro strade principali. Con la prima frana è stata chiusa quella che ci collegava a Gela e Catania. Con la seconda, è stata chiusa la strada provinciale 10, ma la spaccatura è molto vicina anche alla strada provinciale 11 che è per questo costantemente monitorata. Ma i collegamenti, per esempio verso Gela sono compromessi e rischiamo di restare isolati».
Quella di Niscemi, però, non è solo una storia di sconfitte ma anche di rivalsa civica: i cittadini si dono dimostrati solidali nei confronti di chi ha perso tutto. Il palazzetto allestito dalla protezione civile con brande e coperte per accogliere chi è stato evacuato al momento resta vuoto: tutti gli sfollati hanno trovato riparo nelle proprie case di campagna o da parenti e amici. «Conosciamo i nostri limiti, non siamo abituati a tanta pioggia in poche ore e a reagire in fretta in queste occasioni ma siamo rimasti solidali con chi ha avuto bisogno e questa è una cosa di cui vado fiera», conclude Claudia.