strage dc9 itavia

Il relitto del Dc9 (foto Ansa)

 

 

Niente di fatto. Bisognerà aspettare al più presto l’autunno per sapere se il giudice per le indagini preliminari accoglierà o meno la richiesta di archiviazione sulla strage di Ustica presentata dalla procura di Roma. I pm preposti a indagare sulle reali cause dell’incidente aereo del Dc9 Itavia, costato la vita a 81 persone, hanno presentato un documento di 450 pagine in cui spiegano le motivazioni della loro richiesta di interrompere il lavoro di ricerca. In particolare per quanto riguarda la pista dell'abbattimento accidentale da parte di caccia della Nato all’inseguimento di un Mig libico (sul quale si ipotizzò che viaggiasse l'allora leader libico Muammar Gheddafi), i pm riportano la scarsa disponibilità degli alleati, Francia e Stati Uniti su tutti, a fornire informazioni decisive su quella notte. 

Contrari all’archiviazione l’Associazione dei famigliari delle vittime, l'Associazione per la verità del disastro aereo di Ustica (Avdau) e l’avvocato bolognese Giorgio Gjylapian, parente a sua volta di una vittima. Ognuno è sostenitore di una diversa tesi sulle cause della strage.

Il prossimo appuntamento fissato dal gip è per il 27 maggio, a un mese esatto dal 46esimo anniversario, poi altre due udienze per il 24 giugno e il 15 luglio. Tre date in cui saranno ascoltati gli avvocati delle parti e nuovamente i pubblici ministeri prima di confermare o meno l’archiviazione.

Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione vittime, di cui una sessantina si sono costituite parte civile, ha commentato augurandosi che le indagini proseguano: «Nelle pagine depositate dal pm con la richiesta di archiviazione c'è la conferma che il Dc9 fu coinvolto in un episodio di guerra aerea e ci sono elementi che possono essere ulteriormente approfonditi. La magistratura sta gettando la spugna, la politica non lo faccia». Le fa eco anche Giuliana Cavazza, presidente di Avdau, che invece  sostiene la tesi della bomba collocata nella toilette posteriore: «Abbiamo fornito al giudice nuovi elementi su una presunta pista terroristica libico-palestinese responsabile della strage, tesi basata su documenti desecretati relativi a un rapporto fra i servizi segreti italiani a Beirut, ed esponenti di correnti terroristiche libico-palestinesi, sui quali la Procura di Roma ha omesso ogni approfondimento».

Gjylapian infine sostiene una terza pista, quella di una turbolenza causata dal passaggio di un aereo militare, anch'essa potenzialmente confermata da alcuni elementi presenti nel documento del pubblico ministero.