Intelligenza artificiale

intelligenza artificiale

Una mano umana che entra in contatto con quella di un robot (foto Ansa)

 

«Siamo di fronte a un problema perché, oltre all’intelligenza artificiale generativa, ci sono i sistemi robotici che acquisiscono sempre maggiori capacità grazie all’esperienza sul campo», dice  l’ingegnere elettronico Piero Pozzi rispondendo a InCronac@. Questo tipo di tecnologia ha avuto effetti anche su tecnici, informatici e ingegneri che si sono ritrovati da un giorno all’altro rimpiazzati da automi e robot. È successo pure all’interno di Amazon. La Big Tech statunitense a ottobre ha intrapreso un taglio di quattordicimila dipendenti e oggi ne ha annunciato un altro. Questa volta sono sedicimila le unità estromesse dall’impiego e che hanno tempo fino a novanta giorni per trovare una nuova collocazione in azienda.

Diversamente dalla popolare IA generativa, che ha a che vedere con la creazione di testi e artefatti intellettuali, e che Pozzi interpreta come complementare all’uomo, l’enorme sfera della robotica nasconde un’altra insidia, forse la più temuta. «Si tratta di tecnologie talmente sofisticate da poter sostituire l’attività umana dal punto di vista manuale», sostiene ancora.

Pozzi invita a riflettere sul concetto di IA: «Non è intelligente perché ragiona per pattern e disegni ripetuti; non è artificiale perché i dati che servono agli automi sono forniti dall’essere umano», eppure sembra che anche i networker più qualificati siano destinati a perdere il posto di lavoro. L’ingegnere riprende infatti il noto aforisma dello storico britannico Melvin Kranzberg per spiegare la transizione tecnologica in corso. «La tecnologia non né buona né cattiva, ma certamente non è neutrale». Chiama sempre in campo vincitori e vinti; in questo caso, chi le ha adoperate e se ne è avvantaggiato come nel caso delle Big Tech e di chi le ha subite, come operai e impiegati. Chi gioca in questa posizione è stato spesso rimpiazzato dai rappresentanti dello stesso cambiamento sociale. «La narrazione però sta cambiando e anche i giovani ingegneri, esponenti di quella promessa di benessere e futuro, sono rimasi spaesati dallo stesso ciclo produttivo», racconta.

In conclusione, ciò che sta accadendo all’interno di Amazon non fa ben sperare sull’occupazione, ma secondo Piero Pozzi vale la pena riflettere sul fatto che siamo davanti a una creazione di richieste che prescinde dal contributo umano.