Teatro

Il drammaturgo Stefano Massini nel suo "Donald" (foto Ansa)

 

Un palco e dei gradoni che sembrano di marmo, simboleggianti una storia a più livelli. Poi l’entrata di quattro musicisti dallo spirito swing, vestiti alla “vecchia maniera”, un ritratto dello stile degli anni Quaranta. Infine lui, Stefano Massini, camicia e pantaloni neri, una macchia scura nel bianco della scenografia. E la storia comincia. Il celebre drammaturgo e scrittore fiorentino – unico autore italiano vincitore di un Tony Award, considerato l’Oscar del teatro, grazie al suo capolavoro “Lehman Trilogy” – dal 23 al 25 gennaio ha portato in scena al Teatro Duse di via Cartoleria il suo ultimo spettacolo, “Donald”, tratto dal suo libro “Donald. Storia molto più che leggendaria di un Golden Man”. Un’opera che per tre giorni ha entusiasmato il pubblico bolognese, rivelandosi un grande successo, un testo d’eccellenza sostenuto da una scenografia “animata”, ricca di cartelloni, luci e musiche uniti in un disegno ben congegnato.

Massini, abile cantastorie, questa volta ha scelto di cimentarsi nel racconto della vita di un uomo molto singolare: il 47esimo Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald J. Trump, al suo secondo mandato non consecutivo da un anno. I temi attuali di ambito politico ed estero non vengono citati durante lo spettacolo, ma sono una voce che si fa percepire lo stesso, sotto la cronaca ironica e ammaliatrice delle origini familiari e dell’ascesa verso il successo imprenditoriale «di uno degli uomini più biondi mai apparsi sulla faccia della Terra».

Ecco quindi i retroscena di una famiglia di migranti (padre tedesco, madre scozzese) e di un figlio fin da piccolo dall’indole forte, arrogante, furba, spavalda, intraprendente, feroce. La matassa della vita di Trump viene dipanata dall’arte del palcoscenico nelle sue peculiarità, dalla sua nascita nel giugno 1946 in un sobborgo agiato del Queens (New York City) fino all’entrata nel mercato immobiliare, il business di famiglia. Da Golden Baby a Golden Man, e la trasformazione è completata. Non mancano gli eccessi, i primi guai giudiziari, gli scandali, le paure, le varie bancarotte, fino all’idea più folle: la presidenza, un capitolo ancora in corso di scrittura.

Massini col suo “Donald” rivela davvero i significati nascosti dietro la faccia dura del potere trumpiano, del Golden Man per eccellenza; un potere affamato di tutto, che sia il tropicale Venezuela o le spiagge artiche della Groenlandia.