REFERENDUM
Il presidente, i due referenti e sostenitori del comitato (foto Sofia Civenni)
Prende il via anche a Bologna la campagna del comitato “Società civile per il No nel referendum costituzionale”, che opererà in collaborazione con il comitato distrettuale “giusto dire No” per bocciare al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo prossimi la riforma della giustizia voluta dal governo.
La campagna referendaria è iniziata a livello nazionale a Roma lo scorso 10 gennaio. A Bologna promuoverà, a partire dai prossimi giorni, iniziative di informazione alla cittadinanza sulle buone ragioni per votare no: «Difendere giustizia, Costituzione, democrazia». «La legge Nordio non è una riforma, ma una controriforma che colpisce il cuore della Costituzione: l'indipendenza e l'autonomia della magistratura», ha detto il presidente nazionale del comitato, Giovanni Bachelet, in video collegamento durante l’incontro di presentazione in Comune. «Se non ci fosse stato il Consiglio Superiore della Magistratura, organo di autogoverno democratico, molte verità sulle stragi e sugli apparati deviati non sarebbero mai emerse. Difendere l'autonomia dei giudici significa difendere i diritti di tutti». Dello stesso parere è il presidente del comitato territoriale Paolo Bolognesi, che è anche presidente onorario dell’associazione per le vittime del 2 agosto. «Non ci sarà alcun beneficio per i cittadini. Aumenterà la burocrazia perché il Csm sarà sdoppiato, la magistratura verrà indebolita e quella inquirente sarà asservita al potere esecutivo». Donatella Allegro, referente del comitato, ha evidenziato come, a differenza di quello che si può pensare, «tutti siamo competenti quando si parla di questo referendum, I tecnicismi possono sembrare un ostacolo, ma l’obiettivo della riforma Nordio è politico, ed è quello di minare alle basi la nostra Costituzione. Senza quelle basi non si può migliorare la democrazia, possiamo solo distruggerla». La campagna per il No farà leva su «elementi paradossali, come il sorteggio dei membri togati del Csm. Ne parleremo per convincere chi pensa di essere incompetente e rinuncia a informarsi che in realtà può prendere posizione perché la riforma parla di qualcosa che tocca tutti».
L'avvocato Alberto Piccinini, anche lui referente del comitato sotto le due torri, ha sostenuto che «non si tratta solo di separazione delle carriere. È un attacco diretto all'autonomia e alla dignità della magistratura. Non è un problema dei giudici, è un problema di tutti i cittadini. Questa legge è la prima tappa di un disegno autoritario più ampio».
Il giudice Domenico Truppa, del comitato “Giusto dire No”, in sostegno a “Società civile per il no", ha avvertito che «con questa riforma il pubblico ministero non potrebbe mai affrontare processi come quelli sul G8 di Genova o sulle stragi. Non accorcerà i tempi della giustizia di un solo giorno. I veri problemi sono le risorse e il personale, non la Costituzione».