Lavoro
Rita Ghedini, presidente di Legacoop Bologna (foto dal sito Legacoop Bologna)
«L’antidoto alla stagnazione economica è investire sui giovani e sulla conoscenza. Per questo penso che la collaborazione con l'università non si ridurrà e anzi si potenzierà». Rita Ghedini, presidente di Legacoop di Bologna, risponde così a InCronac@ in occasione del decimo anniversario dalla nascita dell’asse tra le cooperative e Alma Mater, uno strumento con cui l'organizzazione economica intende fermare la fuga dei cervelli. Questo accordo, da un lato, permette ai 90.000 universitari di entrare in contatto con le 183 imprese cooperative attive in tutti i settori produttivi, tramite tirocini, stage e progetti formativi, così da acquisire competenze subito spendibili. Dall’altro, le cooperative beneficiano di ricerca, innovazione e nuove idee provenienti dall’ambiente accademico.
Ghedini spiega i meccanismi dell’accordo: «Cerchiamo di soddisfare le esigenze di entrambe le parti, tramite analisi e corrispondenze dell’offerta universitaria con ciò che le nostre imprese cercano. Tutto questo assicurandoci di valorizzare le competenze di ogni individuo che intraprende il percorso». Alcuni campi in cui vengono calati gli studenti riguardano la gestione di rapporti commerciali, sviluppo di competenze digitali nell’educazione, e innovazione nell’agroalimentare, come “Think4Food” con il Distal (Dipartimento di scienze e tecnologie agroalimentari).
In un contesto nazionale ed estero incerto, aggravato dalla stagnazione economica della regione, legami simili offrono una pista guidata per addentrarsi il mercato del lavoro. «Le cooperative subiscono in ritardo gli effetti negativi delle recessioni, a causa della nostra presenza nei servizi piuttosto che in altri settori. Dunque, per noi il trend è ancora positivo, ma così sappiamo che intensificare investimenti in ricerca, sviluppo e formazione è la mossa migliore per ridurre i danni».
Insieme al lato economico, modello di Legacoop e Unibo è pensato in primis per trattenere i giovani sul territorio, e quindi mantenerne l’attrattività economica e lavorativa, malgrado la loro tendenza a cercare opportunità all’estero. Secondo Ghedini, «il modello della cooperativa ha molto da giocarsi sui giovani: collaborare a stretto contatto con l’ateneo ci permette comprendere non solo cosa cercano le aziende, ma cosa chiedono oggi i futuri lavoratori. Ad esempio, oggi per i ragazzi è molto importante la value proposition, cioè se e quanto un’azienda metta in pratica i principi e i valori di cui si fa promotrice, e le cooperative cercano sempre di rispettare tale volontà».
Per quanto riguarda il capoluogo, conclude Ghedini, «Bologna resta un territorio attrattivo per i giovani, perché offre buone opportunità di lavoro che trattengono chi arriva qui. Tuttavia, rimangono delle criticità che ne ostacolano la permanenza, come la crisi abitativa» e il conseguente aumenti del costo di alloggio e permenenza.