fine vita

Matteo Mainardi, membro dell'Associazione Luca Coscioni (foto concessa dall'intervistato)

 

In Emilia-Romagna il suicidio assistito ha iniziato a entrare nel dibattito regionale dopo la sentenza della Corte Costituzionale sulla legge toscana sul fine vita. Sul tema è intervenuto Matteo Mainardi, portavoce dell’associazione Luca Coscioni, intervistato da InCronac@.

Secondo Mainardi, la delibera di giunta approvata finora ha fornito indicazioni operative alle Asl, ma da sola non garantisce stabilità ai diritti dei cittadini: «De Pascale ha avviato un buon lavoro, ma quello che serve davvero è discutere la materia in Consiglio regionale per arrivare a una legge. Una delibera di giunta, se cambiasse il colore politico dopo le elezioni, potrebbe essere modificata rapidamente e questo rappresenterebbe un problema».

Secondo l’associazione, in Emilia-Romagna il suicidio medicalmente assistito non è mai stato oggetto di discussione vera e propria in Consiglio regionale. «Finora si è parlato di questo tema solo sui giornali, senza un vero confronto istituzionale», ha sottolineato Mainardi. «In realtà ci sono due aspetti che richiedono attenzione: da un lato l’organizzazione e la gestione delle emergenze sanitarie, dall’altro i diritti legati al fine vita, che devono trovare una tutela concreta. È una discussione che si attende da oltre tre anni, e il tempo perso rischia di rallentare l’accesso ai diritti dei cittadini».

Tra le azioni concrete da avviare subito, secondo Mainardi, ci sono due priorità principali. La prima è quella di dare possibilità ai cittadini di depositare i propri testamenti biologici direttamente negli ospedali, cioè le disposizioni anticipate di trattamento che indicano le volontà sul fine vita, in modo che siano immediatamente accessibili al personale sanitario. La seconda è calendarizzare la discussione in Consiglio regionale sulla proposta di legge popolare relativa al fine vita, attesa da oltre tre anni.

Al momento, la delibera resta in vigore e tutte le Asl emiliano-romagnole applicano procedure uniformi. A livello nazionale, invece, permangono differenze tra le Regioni: solo Toscana, Sardegna e Emilia-Romagna hanno introdotto forme di regolamentazione; nelle altre tutto dipende dalle singole aziende sanitarie.

«Serve una legge nazionale per fissare i principi, ma prima auspichiamo l’approvazione di una legge regionale per rendere effettivi i diritti», ha concluso Mainardi, nella speranza che l’attenzione sulla tematica continui anche dopo la copertura mediatica immediata.