Dati
La mappa di Bologna elaborata dall'Istat (foto Istat)
L’Istat ha pubblicato i risultati di un progetto che misura il livello di disagio socioeconomico in Italia. Tra le città prese in esame nel primo gruppo di dati (che risalgono al 2021) c’è anche Bologna, zona per zona. In città spiccano le zone Bolognina, Barca, una parte di San Donato, Cirenaica, Pescarola, l'area intorno a via dello Scalo e Pilastro. Ma non è solo una questione di chilometri dal centro, ma di opportunità che si restringono. Gli ultimi dati Istat sul disagio socio-economico (Idise) fotografano una Bologna a più velocità, dove il confine tra benessere e marginalità è tracciato da una serie di indicatori che pesano sulla vita quotidiana delle famiglie.
L'indice Idise utilizza una scala in cui 100 rappresenta la media cittadina: ogni punto in più è un segnale d'allarme. In questa classifica della fragilità, Pescarola svetta con un indice di 118.6, il più alto analizzato. Qui, il disagio non è un fattore isolato ma una combinazione di variabili che si autoalimentano, portando l'area quasi 19 punti sopra la media comunale.
Seguono a breve distanza la Cirenaica (116.1) e la zona di via Irnerio (114.9). Quest'ultima, pur essendo centrale, smentisce l'idea che il disagio appartenga solo alle periferie estreme, mostrando come la precarietà abitativa e la solitudine degli anziani colpiscano duramente anche il cuore della città. Guardando dentro ai numeri si può facilmente rivelare la ferita specifica di ogni quartiere. In Cirenaica sono emergenza abitativa e solitudine. Oltre il 32% degli anziani che superano i 70 anni vive solo e in case non di proprietà. È la percentuale più alta registrata, un dato che parla di una popolazione fragile e a rischio sfratto o isolamento sociale. Mentre nella zona intorno a via dello Scalo si registra il 34.4% di famiglie senza alcun reddito da lavoro o pensione, alla Barca il reddito sembra tenere meglio (il basso reddito è tra i più contenuti, all'8.6%), ma il disagio complessivo resta alto (112.5). Il dato più allarmante per le prospettive future arriva dal Pilastro. Qui si registra il record, il 35,1%, dei cosiddetti Neet, ovvero i giovani fra i 15 e i 29 anni che non studiano né lavorano. A questo si aggiunge un tasso di abbandono scolastico del 19.9%, quasi il doppio rispetto ad altre aree come Pescarola o via Irnerio.
Per mappare le fragilità di Bologna, i ricercatori hanno incrociato nove diversi indicatori che toccano ogni fase della vita, dall'infanzia alla vecchiaia. Il primo è la solitudine degli anziani che misura la percentuale di over 70 che vivono soli e in affitto. Il Dis2 indica i nuclei in cui nessuno lavora e nessuno percepisce una pensione, rappresentando la forma più severa di esclusione dal circuito economico. La povertà relativa (Dis3) identifica la percentuale di persone che vivono in famiglie con un basso reddito equivalente rispetto alla media. L’indice numero quattro è il tasso di occupazione tra i 25 e i 64 anni. A differenza degli altri, qui un valore alto indica una zona in salute. Il quinto indicatore riguarda le famiglie dove i componenti lavorano meno del 20% del tempo potenziale, segnale, secondo l’Istat di una partecipazione marginale al mercato del lavoro. La precarietà contrattuale è rilevata dal sesto indicatore che scatta quando l'occupazione non è stabile durante l'anno, fotografando l'incertezza di chi vive “a termine”. Le barriere culturali si trovano nel settimo indicatore. Il Dis7 misura la bassa istruzione tra gli adulti (diploma di licenza media. I Neet, o giovani tra i 15 e 29 anni che non studiano e non lavorano sono inquadrati nell’ottavo indicatore (Dis8). L’ultimo indicatore, il Dis9 inquadra l’abbandono scolastico.
Questi indicatori, se presi singolarmente, raccontano una storia; quando l'Istat li aggrega nell'indice Idise, ottiene la fotografia nitida di dove la “fatica di vivere” è più concentrata. L'Istat ha adottato per questi dati il metodo Ampi+, dove un'eccellenza in un settore non può compensare uno squilibrio in un altro. Se un quartiere ha buoni redditi ma un'istruzione pessima, l'indice finale viene “penalizzato” per riflettere lo squilibrio interno totale. I 7.441 residenti della Bolognina e i 7.430 della Cirenaica rappresentano la massa critica di questa analisi. In queste aree, il disagio non è solo intenso, ma diffuso su migliaia di persone, rendendo prioritari gli interventi di “politica di prossimità” invocati dai ricercatori per ricucire il tessuto sociale della città.