posti letto

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Il rettore dell’Università di Bologna, Giovanni Molari alla presentazione delle immatricolazioni nell’anno accademico 2025/2026 (foto di Camilla de Meis)

 

«Quello degli studentati è un problema ma non tocca a noi risolverlo», ha commentato il rettore dell’Università di Bologna, Giovanni Molari. Quest’anno l’Alma Mater ha messo a disposizione dei suoi studenti 159 posti letto in più gestiti da ErGo, su un totale di 2400, ma non sono bastati a coprire le necessità degli iscritti che quest’anno sono stati 26.818, circa trenta in più dell’anno procedente. Da una parte l’aumento della mobilità internazionale ha recato prestigio all’Università, dall’altra ha (pure) riacceso i riflettori sulla crisi degli alloggi che perseguita da anni la città.

Gli iscritti stranieri – che sono aumentati del 53,4 per cento rispetto a due anni fa – scelgono di abitare nei cosiddetti studentati di lusso. Ha messo in guardia Molari: «Il rischio è che l’Ateneo diventi giocoforza sempre più una cosa per studenti ricchi, in particolare quelli che vengono dall’estero». Infatti questa categoria di alloggi ha canoni di affitto molto alti e conduce a un trend che negli anni ha portato la città a essere sempre meno accessibile per tanti giovani.

Il rettore ha inoltre fatto presente che i principali Atenei europei (tra i quali figura la città delle Due Torri) hanno una disponibilità di posti letto maggiore della nostra. «Noi abbiamo cercato di combattere il rincaro degli alloggi, dando il nostro contributo per lo studentato San Giuseppe e per quello del Navile, ma non è un nostro dovere», ha ribadito Molari. E ha rimandato la questione al Comune: «Bisogna continuare in questa direzione, sono stati fatti tanti sforzi, ma ancora sono insufficienti».

Sulla questione era tornata la vice sindaca di Bologna, Emily Clancy, commentando l’analisi del progetto LINUS – LIviNg the University City: «I dati presentati hanno confermato una realtà che in città conosciamo bene; la questione abitativa è ormai centrale per il diritto allo studio e per l’equilibrio dei nostri quartieri. Una città universitaria non può permettersi che studentesse e studenti restino esclusi per i costi degli affitti».