città 30
Il logo di Città 30
Città 30 a Bologna non è mai piaciuta a tutti. Il progetto formulato e sostenuto dall'amministrazione di centrosinistra del sindaco Matteo Lepore ha avuto fin dalla prima ora forti critici nell'opposizione comunale di centrodestra, la maggioranza nel governo nazionale, e in alcune associazioni di categoria, specialmente tra i tassisti.
L'idea di applicare al 70% delle strade bolognesi il limite dei 30 chilometri orari, lasciando i 50 solo sulle direttrici principali, aveva lo scopo di ridurre incidenti e vittime, oltre a inserirsi nel più generale piano per fare di Bologna una città verde e sostenibile insieme al potenziamento della mobilità in bicicletta e all'installazione del tram. Lo scontro con il ministro dei trasporti Matteo Salvini fu immediato. Il segretario leghista descrisse subito come eccessivo e inutile il piano del Comune, insieme a politici degli altri partiti di centrodestra, certo che i danni per gli spostamenti dei cittadini e in particolare dei lavoratori avrebbero ampiamente superato i benefici ecologici e sulla sicurezza stradale.
A gennaio 2024, dopo una fase di sperimentazione, Città 30 divenne realtà. «L'hanno fatta così possono sentire gli uccellini», ironizzò Salvini, evidenziando come ritenesse inutile il progetto. Difficile determinare quanto il flusso del traffico ne abbia sofferto in una Bologna in cui la viabilità era già ampiamente ostacolata dagli innumerevoli cantieri al lavoro sulle linee del tram. Non si verificarono di certo gli scenari più apocalittici, anche perché, come hanno fatto notare in diversi, i controlli sul rispetto della norma non sono stati ferrei.
Neanche i dati dopo un anno di applicazione hanno determinato un vincitore nella diatriba: se il Comune rivendicava un calo di circa il 13% degli incidenti totali, una riduzione del 50% dei morti, dell'11% di persone ferite e del 10% di incidenti con feriti, molte erano comunque le voci che attribuivano ad altro i cali o sostenevano imprecisioni nella raccolta dei dati.
Mentre Città 30 vedeva la luce, al tribunale amministrativo dell'Emilia-Romagna arrivava il ricorso contro la norma presentato ufficialmente da due tassisti ma, secondo il Comune, in realtà curato da Fratelli d'Italia. A due anni di distanza la giustizia amministrativa ha accolto la richiesta e decretato illegittimo il limite dei 30 orari.