Riforma giustizia

francesco caruso

                                                                                                          Francesco Maria Caruso (foto concessa dall'intervistato)

 

«Avendo il governo già fissato la data del referendum, il Comitato per il No parte in svantaggio: la campagna politica è ormai aperta mentre il nostro comitato sta ancora raccogliendo le firme. Abbiamo tempo fino al 30 gennaio, è come giocare una partita truccata». A criticare tempi e metodo è Francesco Maria Caruso, coordinatore del comitato bolognese “Giusto dire no”, che contesta la scelta di fissare il voto per il referendum sulla riforma della magistratura al 22 e 23 marzo, mentre ancora si stanno raccogliendo le 500mila firme necessarie al Comitato per il no per un secondo referendum che vuole bloccare la legge varata dal Governo su proposta del ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Già presidente del Tribunale di Bologna, ora in pensione, il magistrato denuncia una scelta che, a suo giudizio, penalizza la partecipazione popolare e altera le condizioni di una campagna referendaria equa, comprimendo gli spazi di informazione e di confronto pubblico proprio mentre il fronte del No è ancora impegnato nella mobilitazione.

 

Qual è stata la vostra reazione all’anticipo della data del referendum?

«Avendo il governo già fissato la data del referendum, il Comitato per il No parte in svantaggio perché la campagna politica è ormai aperta mentre il nostro comitato sta ancora raccogliendo le firme. Abbiamo tempo fino al 30 gennaio, è come giocare una partita truccata».

È possibile, con il raggiungimento di 500.000 firme annullare o rinviare il referendum indetto dalla Meloni?

«Il Comitato ha già proposto ricorso contro l’indizione del referendum al Tar (Tribunale amministrativo regionale). Nel caso in cui il ricorso venga accolto dal giudice amministrativo, il decreto di fissazione del referendum verrà annullato. Sarà deciso nei prossimi giorni. La richiesta è molto importante perché consentirebbe al Comitato per il No di partecipare ufficialmente con i propri spazi autonomi garantiti dalla legge alla campagna elettorale».

Quante firme avete raccolto finora?

«Al momento siamo quasi a 450.000 firme, il che vuol dire che a questo ritmo domani o dopo domani avremo raggiunto il limite stabilito. Tuttavia, mi preme sottolineare la prevaricazione che è stata perpetrata da parte del governo a danno della raccolta popolare. Poiché il No è in crescita, il governo diminuisce il tempo a disposizione dei comitati contrari alla riforma Nordio per spiegare le motivazioni alla base della nostra bocciatura netta».

Come intendete informare e coinvolgere gli elettori in vista della nuova data?

«Useremo tutti i canali a nostra disposizione: conferenze, incontri e dibattiti che mettano in luce le motivazioni del no».

Quali messaggi chiave vorreste che arrivassero a chi è ancora indeciso su cosa votare?

«La riforma non risolve nessun problema della giustizia, rischia di aggravarli e soprattutto rischia di compromettere l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Questo significa negare il principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, perché senza indipendenza del potere giudiziario, l’unico sistema è quello di mantenere le due categorie di magistratura all’interno di un unico ordine».

Qual è il rischio che si corre?

«Il rischio è che il Pubblico Ministero venga sottoposto all’esecutivo non tanto perché verrà esplicitamente subordinato, quanto perché sarà privo di un organo unitario di garanzia come il Csm (Consiglio superiore della magistratura)».

Il vostro comitato si definisce “di cittadini” e non politico: come coinvolgete e informate i vostri iscritti?

«Abbiamo costituito il comitato diffondendo una funzione, per tutti i cittadini che vogliono partecipare a questa campagna, a informarsi sulle ragioni del no. Abbiamo quasi 500 iscritti che appartengono a tutte le categorie sociali, sono soprattutto professori, medici e pensionati».

Qual è la maggiore preoccupazione dei vostri iscritti?

«Tutti i firmatari hanno il timore che non potranno contare su una magistratura giudicante realmente autonoma e indipendente. Non basta scriverlo sulla carta, occorre che ci sia un organo che garantisca e si impegni per evitare la prevaricazione del potere esecutivo sul potere giudiziario. Questa garanzia, con la riforma Nordio, viene a mancare perché i magistrati sono sorteggiati, non giocheranno una partita nell’interesse dell’istituzione, si può dire che siano dei fantocci».