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L’Emilia-Romagna è tra le quattro regioni commissariate dal Governo per non avere approvato il piano di accorpamento scolastico del prossimo anno. La decisione del Consiglio dei ministri è arrivata ieri dopo un lungo braccio di ferro tra Stato e Regioni, e ha tutto il sapore di una scelta politica: oltre alla Regione a guida De Pascale, il provvedimento si estende anche a Toscana, Umbria e Sardegna, quattro territori amministrati dalla galassia del centrosinistra. «I numeri direbbero che dovremmo avere più dirigenti scolastici, non meno. Eppure, ci viene imposto un ulteriore taglio di 17 autonomie, deciso in un secondo momento, senza trasparenza e senza un confronto vero. – accusano il presidente De Pascale e l’assessora alla Scuola Isabella Conti –. Colpire una Regione che ha rispettato le regole significa rinunciare all’obiettivo dell’efficienza per produrre ingiustizia». Mentre viale Aldo Moro insorge per il passaggio da 532 a 515 autonomie – una contrazione che non dipenderebbe da inefficienze regionali ma da obiettivi di redistribuzione nazionale –, le forbici passano ora in mano al nuovo commissario, che avrà il compito di intervenire, e tagliare là dove la Regione ha scelto di non farlo. Tra i possibili candidati, il direttore dell’Ufficio scolastico regionale Bruno Di Palma. «È un provvedimento necessario per assicurare il rispetto degli impegni assunti nell’ambito del Pnrr e garantire il regolare avvio del prossimo anno scolastico» esulta il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, e precisa che la nuova normativa non chiuderà fisicamente i plessi scolatici, ma impatterà sull’organizzazione amministrativa delle scuole, accorpandone alcune a livello di dirigenza. 

 

Dall’altro lato, le Regioni protestano per una scelta venuta dall’alto, che trascura le peculiarità geografiche, sociali, culturali dei territori. Lo scontro si gioca sui parametri nazionali fissati da Roma: De Pascale e Conti rivendicano di aver sempre agito «nel rispetto rigoroso della leale collaborazione istituzionale» e di essere non solo in regola, «ma più efficienti della media richiesta: a fronte di un obiettivo di 938 studenti per scuola, in Emilia-Romagna siamo a 994». Anche il sindaco di Bologna Matteo Lepore è d’accordo e ritiene il commissariamento «un atto più politico che tecnico, che non depone a favore di chi vuole collaborare con il mondo della scuola per renderlo migliore». Per il primo cittadino, la Regione fa bene a mantenere una posizione di «forte richiesta di autonomia e di collaborazione con i dirigenti scolastici per il miglioramento delle condizioni di lavoro e di studio dei ragazzi». La stessa critica arriva anche da Monica Ottaviani della Flc-Cgil Emilia-Romagna, per la quale si tratta di «una scelta politica gravissima che colpisce la Regione, l’autonomia scolastica e i territori più fragili». Inoltre, scrive Ottaviani, «l’Emilia Romagna è una regione virtuosa con i numeri a posto, per questo l’imposizione del governo è sbagliata, ingiustificata, iniqua e dal sapore ritorsivo».

 

La contesa sul piano di dimensionamento della rete scolastica va avanti da mesi, con la Corte costituzionale che si è pronunciata tre volte a favore del Governo, e l’Emilia-Romagna che a dicembre avrebbe ricevuto una lettera da parte dei ministeri dell’Istruzione e degli Affari europei con la diffida ad adottare la delibera entro il 18 dicembre. Il rifiuto di accettare il piano voluto a livello centrale, e il mancato rispetto del termine prefissato, avrebbero innescato la decisione di istituire il commissariato, penalizzando così l'autonomia scolastica della   Regione.