assistenza domiciliare
Da sinistra: Romano Prodi, Raffaella Pannuti e Alec Ross (foto di Edoardo Cassanelli)
«La Fondazione Ant ha raggiunto un’efficacia inaspettata rispetto a qualche anno fa ed è una cosa bellissima. Oggi ho visto con piacere i dati degli ultimi tempi e si parla di una cosa proprio “infettiva” in senso buono. Sono venuti collaboratori, donatori da tutte le parti del Paese. E poi è una solida realtà che si basa sui volontari. C’è una quantità veramente enorme di persone, strutture, aziende e privati che la aiutano. Non rappresenta solo Bologna, rappresenta l’Italia».
A dirlo è Romano Prodi, relatore d’eccezione alla Fondazione Ant (Associazione Nazionale Tumori) presente alla 17esima edizione del “Premio Eubiosìa Franco Pannuti”, dal titolo “L’energia delle persone”. Tra gli altri ospiti, il vicepresidente della Regione Vincenzo Colla e l’economista e distinguished professor alla “Bologna Business School” Alec Ross.
Una mattinata di premiazioni per numerosi donatori e volontari che negli anni hanno dato il loro fondamentale contributo alla crescita della Fondazione, all’insegna della solidarietà e del bene comune. Una giornata che è servita però a fare anche il punto sulla strada percorsa fino a oggi da Ant, onlus fondata nel 1978 per volontà dell’oncologo bolognese Franco Pannuti col preciso scopo di offrire un’assistenza a tutto tondo ai malati di cancro (qui la parola d’ordine è una sola, eubiosìa, termine greco che sta a significare “buona vita”).
«Siamo presenti sul territorio di più di 29 province italiane, e in esse diamo il nostro meglio con l’assistenza domiciliare», commenta orgogliosa Raffaella Pannuti, figlia di Franco e presidente di Ant. Un’assistenza domiciliare che effettivamente mette insieme tutta una serie di azioni legate al benessere generale del paziente: cure palliative, assistenza sociale, igiene dei degenti nelle loro case, servizi culturali, cucina solidale, psico-oncologia, gestione dei sintomi e molto altro ancora.
In questo senso, i numeri, decisamente positivi, non lasciano spazio a dubbi. È vero che Ant è presente in una trentina di province di 12 regioni della Penisola, ma se si guarda pure ai servizi sociali e al lavoro di prevenzione oncologica allora si arriva a comprendere tutte e 20 le regioni del Paese. Inoltre, se si tengono conto dei dati dal 1985 a oggi, l'associazione ha aiutato oltre 170mila malati, con un ritmo di 10mila assistiti all’anno in Italia, quasi 500 specialisti e professionisti attivi 24 ore su 24 e più di 2000 volontari disponibili.
«Ant resta un modello d’eccellenza da esportare, e non è un caso se negli ultimi anni abbiamo vinto ben sei progetti europei, l’ultimo sui caregiver, di cui siamo coordinatori. Noi del terzo settore dobbiamo essere propositivi ma sempre professionali, persino nei periodi difficili in cui c’è carenza di fondi», conclude Pannuti.