Università
Una studentessa europea in partenza per l'Erasmus davanti al tabellone di un aeroporto (foto Ansa)
Ogni anno più di settemila studenti arrivano a Bologna da ogni angolo del mondo. Non sono solo numeri, ma storie di vita, sogni e ambizioni. È qui, nel cuore pulsante dell’Alma Mater, la più antica università del Mondo, che la città si conferma la meta più ambita dagli studenti Erasmus, diventando un crocevia dove lingue e culture si intrecciano ogni giorno. Le vie si animano di voci e risate tra i portici di via Farini e la Salaborsa, mentre i bar e le caffetterie si trasformano in luoghi d’incontro. Ma dietro questo fermento si nasconde anche una realtà complessa, fatta di difficoltà quotidiane: dalla ricerca di un alloggio a prezzi accessibili alla sfida dell’adattamento culturale.
European Region Action Scheme for the Mobility of University Students. È questo il nome completo del programma Erasmus, nato nel 1987 e divenuto uno dei progetti più longevi e significativi dell’Unione europea. Circa 16 milioni di giovani hanno vissuto un’esperienza di mobilità internazionale, che ogni anno coinvolge circa trecentomila studenti. Tutto nacque dall’intuizione di Sofia Corradi, docente di Scienze dell’Educazione all’Università Roma Tre, scomparsa recentemente all’età di 91 anni. Soprannominata “mamma Erasmus”, la professoressa ideò il programma dopo che l’Università La Sapienza non volle riconoscerle il master in Diritto comparato conseguito alla Columbia University. Da quel momento nacque in lei la convinzione che gli studenti dovessero poter circolare liberamente tra i Paesi europei, senza barriere accademiche. A quasi quarant’anni di distanza, il suo progetto è diventato simbolo di un’Europa che si incontra e si conosce. E non solo tra i banchi. Si stima, infatti, che oltre un milione di bambini siano nati da coppie formatesi durante un’esperienza Erasmus.
Secondo i dati ufficiali dell’Università di Bologna e di Erasmus+ Indire relativi all’anno accademico 2023/24, l’Alma Mater ha accolto oltre settemila studenti Erasmus, pari al 12% della popolazione studentesca totale, confermandosi la prima università italiana per mobilità in entrata. Considerando anche gli studenti in uscita, il numero complessivo supera le quindicimila unità. Negli ultimi anni l’Ateneo ha registrato una crescita significativa delle iscrizioni internazionali: +23% rispetto al periodo pre-pandemico. Le nazioni più rappresentate sono Spagna, Francia, Germania, Polonia e i Paesi del Nord Europa, che insieme coprono circa il 70% degli Erasmus presenti in città. I corsi più richiesti restano Scienze sociali, Medicina e Informatica. In attesa dei nuovi dati, previsti per il 2026, Bologna potrebbe aver superato la soglia dei settemilacinquecento studenti Erasmus, consolidando ulteriormente il suo primato e il suo ruolo di hub europeo della mobilità accademica.
Tra questi c’è Santino, ventenne argentino studente di Marketing. Per lui, Bologna rappresenta un vero cambio di prospettiva. «A casa frequentavo l’università a Buenos Aires, racconta, e ogni giorno dovevo affrontare lunghi tragitti, perché vivevo in periferia. La mia era una routine continua. Qui, invece, è tutto a portata di mano. Per arrivare ovunque mi basta camminare pochi minuti o prendere la bici». La scelta di Bologna, spiega, non è stata casuale. «L’ho voluta fortemente per la sua storia, per il prestigio dell’università e perché, a differenza delle grandi città italiane, è pensata soprattutto per gli studenti. Per me è stata la scelta ideale e non la cambierei per nulla al mondo».
Vivere a Bologna, tuttavia, non è sempre semplice. La città universitaria per eccellenza si scontra con un mercato immobiliare sempre più difficile. Trovare una stanza singola a un prezzo accessibile è diventato un’impresa. Secondo il Corriere di Bologna, il costo medio di una stanza ha raggiunto i 632 euro al mese, con un aumento del 73% rispetto al 2021. Le zone centrali, come via Zamboni o Santo Stefano, restano le più ambite e dunque le più care. Molti studenti si spostano verso quartieri periferici o scelgono le residenze gestite dal Sais, dove i prezzi partono da circa 700 euro mensili. Questa pressione sui prezzi è dovuta a un’offerta limitata a fronte di una domanda in costante crescita. Molti studenti si trovano così ad affrontare annunci poco chiari, affitti “in nero” e contratti non trasparenti. La ricerca di una casa diventa spesso una corsa a ostacoli tra agenzie, privati e gruppi social.
È ciò che è successo a Katja, studentessa tedesca di 21 anni: «Trovare una stanza è stata un’esperienza terribile. Anche con un budget medio-alto, le opzioni erano poche e di bassa qualità. La prima volta sono anche stata truffata, e ho scoperto che è capitato a molti altri. La situazione abitativa è davvero difficile. Non sapevo più di chi fidarmi». Eppure, nonostante tutto, Katja resta innamorata della città. «Bologna è perfetta per uno studente. Non è né troppo grande né troppo piccola. Mi piace molto la zona universitaria, adoro i locali pieni di ragazzi e l’atmosfera vivace che si respira». Oltre al caro affitto, gli studenti internazionali devono fare i conti con una burocrazia spesso opaca e complessa. Ottenere la tessera sanitaria, il permesso di soggiorno, l’iscrizione anagrafica o aprire un conto corrente può diventare un percorso a ostacoli fatto di code, moduli e regole poco chiare.
All’interno dell’università l’inglese è ormai diffuso, ma fuori dai cancelli la barriera linguistica rimane un problema concreto. Dalle commissioni quotidiane, come fare la spesa o andare dal medico, fino alle pratiche amministrative, molti studenti devono imparare rapidamente a orientarsi in un nuovo contesto, spesso affidandosi alle reti di altri studenti o alle associazioni locali. Fortunatamente, la Dotta può contare su una rete di supporto ben radicata. L’Erasmus Student Network Bologna, gestito da studenti volontari, offre sostegno pratico e culturale, dall’accoglienza in aeroporto alle serate linguistiche, f ino alle gite e agli eventi interculturali. Accanto a Esn opera l’International Community Bologna, che organizza escursioni e momenti di socialità per favorire l’inclusione e creare legami tra studenti internazionali e locali. L’Alma Mater, inoltre, mette a disposizione un portale dedicato con guide multilingue e sportelli informativi.
Queste realtà rappresentano il cuore pulsante di un sistema che consente agli studenti di sentirsi parte della comunità cittadina, anche lontano da casa, come Emma, studentessa di Sociologia con origini italiane, 22 anni, che ha deciso di riscoprire le proprie radici. Vive a Bologna da quasi due mesi, dopo essersi trasferita verso metà settembre. «La mia vita è cambiata parecchio. Esco spesso e conosco persone nuove. Non avevo mai vissuto in Italia prima, e in un certo senso è anche il mio Paese. Mi piace l’idea di riconnettermi con la cultura italiana». A convincerla sono stati alcuni amici: «Mi avevano detto che è una città molto viva, molto politica, e questo per me è importante. E poi, ovviamente, volevo migliorare il mio italiano».
Tre studenti, due provenienze diverse, Argentina e Germania, ma un’unica destinazione: Bologna. Per Santino, Katja ed Emma la città emiliana è più di un luogo di studio. È una nuova vita. Concordano tutti sul fatto che Bologna sia viva, giovane e accogliente. Nei posti simbolo della vita studentesca, da via Zamboni a Piazza Verdi, passando per Piazza Aldrovandi e via Mascarella, si intrecciano le loro giornate tra incontri inaspettati ed esperienze indimenticabili. Anche il cibo diventa parte del viaggio. C’è chi rimpiange la carne argentina e chi si innamora della pasta. Una cosa, però, è certa. Nessuno di loro si pente di essere venuto ai piedi delle Due Torri per studiare cambiando vita. L’esperienza Erasmus non è dunque soltanto un periodo. È un capitolo che segna profondamente chi la vive. Molti studenti raccontano di portare via da Bologna qualcosa di indelebile, un legame autentico con una città che accoglie, cambia e trasforma. Tra affitti complicati, amicizie internazionali e piazze ricolme di vita, Bologna si conferma capitale italiana dell’Erasmus e, più in generale, un laboratorio europeo di formazione, cultura e convivenza. Una città che, per migliaia di studenti, diventa ogni anno una seconda casa.