Elezioni politiche
Il presidente dell'Emilia-Romagna Michele de Pascale (foto di Riccardo Ruggeri)
«Il centrosinistra può giocarsela, e lo dicono chiaramente le statistiche, dai sondaggi ai risultati delle ultime elezioni regionali. Ma per essere davvero competitivi l’unità è una condizione imprescindibile: solo restando compatti si può vincere. Il mio consiglio è: prima lavori sui nodi difficili del programma, più sei credibile ai cittadini e hai facilità a governare». La partita delle prossime elezioni politiche, per il centrosinistra, è tutt’altro che chiusa. Lo ribadisce il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, commentando le contromisure che il governo sta mettendo in atto: «La partita per le elezioni del ’27 è aperta, non è vinta ma neanche persa. Tant’è che il governo, lo ha confermato ieri Giovanni Donzelli (il responsabile dell'organizzazione di FdI, ndr), vuole cambiare la legge elettorale per evitare il pareggio».
Proprio perché centrali, i nodi e le divisioni della possibile coalizione non possono essere ignorati o rimossi. «Non vanno azzerati ma bisogna lavorarci», insiste de Pascale, indicando nel centrodestra un esempio emblematico. «Apparentemente è unito, ma conserva molte divisioni», che emergono con forza soprattutto sulla politica internazionale: «C’è una parte della maggioranza che continua a sostenere l’Ucraina e una parte che la vorrebbe cedere tutta alla Russia». Fratture che, a suo giudizio, finiscono per pesare sull’efficacia dell’azione di governo: «Questo influisce sulla capacità dell'esecutivo di amministrare. Essenzialmente non sta facendo quasi nulla».
Pur esponendosi con forza sulla politica nazionale, de Pascale non si sbilancia sulle polemiche interne del Partito Democratico. Rivendica con orgoglio la sua appartenenza, «non ho mai saltato una tessera e non ho mai avuto un momento in cui l’ho messa in discussione», ma allo stesso tempo ribadisce una convinzione netta: «I ruoli amministrativi e quelli politici devono stare distinti». Per questo sceglie di non partecipare «al dibattito interno di aree e gruppi», pur riconoscendone l’importanza: «Sono in un partito fortunatamente pluralista, cosa che in Italia ormai è rara. Ciononostante, il mio rapporto col Pd è di lealtà ma anche di completa autonomia».
Nonostante le visioni differenti e una linea politica tutt’altro che comune, il presidente de Pascale ha ribadito di aver costruito un rapporto basato sul dialogo e privo di sterili discussioni, come confermato da possibili scontri che sarebbero potuti scaturire dalla manovra e che invece sono stati evitati: «Che il governo non adeguasse i finanziamenti per la sanità al 7% del Pil, ce lo aspettavamo e non ci stupisce. Abbiamo evitato di fare una polemica, che sarebbe stata esclusivamente strumentale, e come Regione siamo riusciti a ottenere ancora più finanziamenti di quelli che il governo aveva intenzione di stanziare». «Ciò che è grave - continua de Pascale attaccando questa volta l’esecutivo - è che stiamo arrivando al quarto anno di legislatura con una manovra che prevede crescita zero e non fa nulla per le politiche industriali o per la casa».
Se sulla politica industriale ci sono dei problemi, c’è invece piena sintonia sul fronte della ricostruzione post-alluvione, tanto che l’Emilia-Romagna fa il tifo per la conferma del commissario straordinario Fabrizio Curcio. L'incarico all'ex capo della Protezione civile scade a fine anno e in viale Aldo Moro si attende la sua proroga. Il Governo «penso sia soddisfatto della scelta che ha fatto sul commissario», dice de Pascale, ricordando che Curcio «scade in questi giorni e dovrebbe essere rinnovato. L'auspicio ovviamente è che si dia continuità». Il presidente è soddisfatto anche perché nell'ultimo anno «quel clima di scontro quotidiano, di dileggio reciproco è sparito dal dibattito pubblico. Poi, come in tutte le guerre, qualche giapponese c'è sempre. Però credo che abbiamo ricondotto l'emergenza a un rapporto e a una relazione istituzionale». Detto questo, aggiunge de Pascale, «i cittadini non è che si sentono sicuri perché io e la Meloni non litighiamo. I cittadini si sentono sicuri se vedono le opere». Da questo punto di vista «dobbiamo fare ancora tanto, ma soprattutto devono cadere a terra tutti gli investimenti che abbiamo ottenuto. Il miliardo che il Governo ha stanziato per l'Emilia-Romagna non è un fatto scontato: quando mi sono insediato avrei messo la firma per questo investimento». Su questo, e in particolare rispetto alle casse di espansione da realizzare, de Pascale ci tiene a mette in chiaro un aspetto: «Non ci sono scenari dove queste opere non si fanno, la nostra determinazione è che quei fondi vengano messi a terra».
Lo scontro torna però ad allargarsi sul tema del declassamento dei Comuni montani, che de Pascale definisce «un errore gravissimo», sostenendo che «i nuovi criteri di classificazione della legge di Calderoli sono un errore strategico e spero che anche i parlamentari di questa regione reagiscano, così come tutti i parlamentari appenninici». Le regioni appenniniche, spiega infatti de Pascale, «vengono massacrate e rimangono i vantaggi per le località delle Dolomiti: Cortina e Madonna di Campiglio rimarranno zone svantaggiate, e verranno tolte quelle dei Comuni di montagna dell'Emilia-Romagna, perché hanno una pendenza lievemente minore a quella che viene definita. Qualcosa di inaccettabile, ci sono Comuni con più frane che abitanti». «È una scelta politica che colpisce amministratori comunali per la maggior parte di centrodestra e che avevano dato il proprio sostegno alla maggioranza. Speriamo che da queste aree parta un movimento di protesta dal basso, altrimenti difficilmente cambierà qualcosa». «Noi comunque non retrocederemo di un millimetro e dove sarà possibile farlo tratteremo come fragile e montano ciò che realmente lo, senza pensare a quello che pensa Calderoli».
Anche di fronte a una maggioranza apparentemente in vantaggio, il centrosinistra ha lanciato il suo guanto di sfida, convinto di poter ribaltare ogni pronostico e di trasformare compattezza e proposte in una partita da giocare fino all’ultimo voto.