L'INTERVISTA
Il professor Roberto Grandi (foto di Federica Cecchi)
«Credo che pensatori come Umberto Eco non ce ne siano più, non solo in Italia. Lui era un intellettuale onnivoro, con una spiccata ironia e una memoria incredibile. A dieci anni dalla sua scomparsa, un decennio di attesa richiesta da lui stesso nel suo testamento, celebriamo il suo apporto al mondo moderno. Faremo una maratona di 24 ore, una per ogni fuso orario del mondo, dove interverranno le persone che lo hanno conosciuto per dire chi fu». Roberto Grandi, professore universitario di comunicazione all’Università di Bologna, ex prorettore ai rapporti internazionali dell'Alma Mater, ex assessore comunale alla cultura e tanti altri ruoli, tra i quali quello di docente attivo a quasi 80 anni alla Bologna Business School, ha concesso un’intervista a InCronac@. Al suo interno, il massmediologo parla della sua esperienza d'insegnamento, dei mutamenti nell'era dei social network, di com’è cambiata l’immagine turistica di Bologna e della comunicazione politica dei grandi leader italiani ed esteri. L’intervista completa aprirà il prossimo numero del Quindici, in uscita il 18 dicembre 2025.
Grandi ricorda così il semiologo Umberto Eco, l'autore di tanti capolavori tra cui "Il Nome della rosa", che fu suo collega durante i suoi quarant’anni in cattedra. «Io ed Eco abbiamo iniziato insieme al Dams e insieme siamo passati agli studi in comunicazione, solo che lui si è cimentato nella semiotica, io nella sociologia. Mi ricordo che riusciva a parlare di qualsiasi tema, lo approfondiva e lo esplorava fino in fondo. Sapeva citare a memoria qualsiasi cosa come le note a piè di pagina della sua tesi di laurea». Il prossimo 19 febbraio, data in cui si onorerà la scomparsa del semiologo italiano, Grandi ha in mente di onorarne l’eredità intellettuale con riflessioni sul suo pensiero, su cosa conservare e cosa reinterpretare. «Prima di morie, lasciò detto che per dieci anni si sarebbe dovuto evitare di parlare di lui. Se poi dopo un decennio il suo lascito e i suoi lavori avessero avuto ancora un senso, allora sarebbe stato giusto tornare ad approfondirli. Per l’occasione ho proposto una maratona di 24 ore, come i fusi orari del pianeta, in modo che, in tutto il mondo, chi ha conosciuto Eco possa raccontare qualcosa su di lui. Sarebbe un modo per ricordarlo rispettando la sua ultima volontà e restituendo la sua presenza in modo concreto».
L’ex assessore dà un giudizio positivo sul primo cittadino di Bologna. «Lepore si è preso la responsabilità di fare quello che non è stato fatto in trent'anni, primo tra tutti il progetto del tram», per il quale, intervistato da InCronac@ il 5 novembre, disse che grazie al termine della costruzione dell'infrastruttura di trasporto avrebbe rivinto le elezioni. Continua il professore: «Il sindaco appare come uomo solo al comando ma non è così. Ha messo infatti in moto nuovi processi di ascolto vicini al cittadino. Basti pensare alle “Settimane del sindaco in quartiere”, dove ogni sei mesi va nei quartieri, incontra le persone e ne raccoglie le osservazioni». Malgrado questa strategia comunicativa, ha sottolineato Grandi, intorno a Lepore si è creata «la percezione di un sindaco decisionista, cioè una persona che impone le sue decisioni, perché pubblicamente sembra più rigido e distante, anche se nel privato è molto empatico. Detto questo, conosco bene anche i bolognesi: brontolano, criticano, ma se poi vedono che le cose funzionano, alla fine le accettano».
Grandi, da sempre tifoso rossoblù, parla anche del Bologna che questa sera affronta il Celta Vigo. «Lo scudetto? Difficile. Penso che in campionato possa ambire a essere tra le prime sei squadre, e magari andare in Champions. Ha troppi impegni, compresa Coppa Italia e Europa League. Piuttosto la domanda è questa: perché non vincere in Europa? Già stasera deve fare un passo importante vincendo la trasferta in Spagna. Certo, se la squadra avesse solo una competizione, ci sarebbe persino l’occasione di vincere il campionato, specie quest’anno con tante squadre in difficoltà».