"la Repubblica" (foto Ansa)
Un no deciso quello di John Elkann all’offerta di centoquaranta milioni di euro messi sul tavolo da Leonardo Maria Del Vecchio, giovane imprenditore fondatore di Lmdv holding, per l’acquisto del gruppo Gedi. La partita sembra già chiusa: «Non ci sono le condizioni per aprire nuove strade», hanno detto i vertici del gruppo editoriale. Gli acquirenti più probabili, attualmente in trattativa esclusiva, sono i greci della famiglia Kiryakou, impegnati nell’editoria multimediale con il gruppo Ant1, impero radio-televisivo legato alla holding londinese K Group, partecipata dal fondo saudita Pif di Bin Salman. Il negoziato, in fase di warranty, quella in cui si valutano gli ultimi dettagli prima della chiusura, verrà presumibilmente ultimato dopo il 18 gennaio, festa dei cinquant’anni di "Repubblica".
A dettare le mosse del numero uno del gruppo Exor non sarebbe una questione di convenienza economica, le due offerte sono infatti equivalenti. Le differenze per il destino del gruppo e dei suoi giornalisti sono, tuttavia, considerevoli. Se da un lato l’offerta dell’italiano Del Vecchio vedrebbe tutelata l’integrità del gruppo, con un rilancio di tutti i quotidiani - "la Repubblica", "La Stampa", "Il secolo XIX", le testate locali, i periodici come "L’Espresso", le radio Deejay, Capital, m2o e i portali web come "Huffington Post" e "alfemminile.it"; l’operazione dei greci inizialmente vedeva mantenute solo le radio, settore in grado di generare maggiori profitti, e "Repubblica". Solo in un secondo momento, viste le difficoltà a cedere in tempi utili il quotidiano piemontese "La Stampa" a Nem di Enrico Marchi, la famiglia greca ha deciso di espandere l’offerta a tutto il gruppo, ma non sono chiare quelle che saranno le mosse successive.
L'annuncio, affidato alle agenzie da un portavoce di Gedi, dopo mesi passati a negare l’esistenza di una trattativa, ha lasciato esterrefatta la redazione del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari: «L’ennesima umiliazione nei confronti della redazione di un giornale che ha fatto la storia di questo Paese, trattato come un ammennicolo su uno scaffale», hanno dichiarato i giornalisti a "Domani".
In chiusura dell’edizione odierna di InCronaca, il comitato di redazione di Repubblica è ancora in corso.