il 2025
Capodanno in Piazza Maggiore (foto Ansa)
Il 2025 è agli sgoccioli e per tutti è ora di valutazioni, anche per la città metropolitana di Bologna. Si chiude il primo anno a capo della giunta regionale del nuovo presidente Michele de Pascale e il quarto anno dell’amministrazione comunale di Matteo Lepore, un periodo di transizione in cui molti dei programmi del primo cittadino e della sua squadra di assessori iniziano a concludersi o a maturare i primi risultati. La mobilità legata al tram, i commercianti blindati dai cantieri, Città 30, il nodo sicurezza, la situazione dell’esportazione a fronte dei dazi di Donald Trump, le crisi aziendali nella Motor Valley, i dati forniti dalla classifica annuale sulla qualità della vita del Sole 24 Ore permettono di fare il punto sulla situazione, a un anno e mezzo dalle prossime elezioni. Bologna non è ovviamente un’isola slegata dalle sorti dell’Italia o del mondo e non tutte le questioni nascono, si svolgono e si esauriscono sotto le Due torri. Il rapporto complesso con un governo nazionale di colore politico opposto ed eventi internazionali come le guerre in Ucraina e Medio Oriente o i dazi di Trump, hanno ripercussioni anche sulla città che non possono essere ignorate.
Partiamo da un elemento che non è cambiato: Bologna è uno dei posti in cui si vive meglio in Italia, quarta nella classifica di quest’anno delle province, a un soffio dal podio che ha raggiunto sette volte dal 1990 a oggi. Figura tra le prime dieci in tutte le categorie meno l’ambito culturale, dove si posiziona ventitreesima, e quello relativo alla sicurezza con un piazzamento decisamente negativo a 102 su 107. “Giustizia e sicurezza” è un ambito dove negli ultimi 35 anni raramente Bologna si è staccata di più di dieci posizioni dal fondo della classifica, con diverse maglie nere. Non si potrebbe quindi tecnicamente parlare di emergenza sicurezza, il problema è ampiamente emerso e non accenna a sparire, a prescindere da sindaci o governi nazionali diversi. Il 23,1% delle famiglie dichiara di temere il rischio criminalità nella propria zona, soprattutto per fenomeni legati allo spaccio di droga o alle bande di giovanissimi. I dati forniti misurano la quantità dei crimini sulla base delle denunce, mettendole poi in proporzione alla popolazione in scala di 100.000 abitanti, per evitare che i luoghi più popolosi risultino inevitabilmente quelli coi numeri più alti. Rimane la questione che basandosi sulle denunce, dove si denuncia meno i numeri risultano più bassi perché i crimini non vengono registrati. Un dettaglio che però non salva comunque la situazione del bolognese. Il confronto con le altre province emiliano-romagnole la colloca prima per danneggiamenti, truffe e frodi informatiche, seconda per furti in abitazione e per furti con strappo, prima per rapine con un valore quadruplo rispetto alla media nazionale, seconda per reati legati agli stupefacenti, prima per violenze sessuali. 6.055 delitti denunciati ogni 100.000 abitanti, 500 in più del 2024, quasi il 10% di aumento. Il secondo valore più alto dopo i 6.233 del 2019. Il sindaco Lepore ha dichiarato che la città «è stata abbandonata dal governo» sul fronte sicurezza, ricordando una carenza di uomini e mezzi già segnalata a giugno dall’assessora del Comune Matilde Madrid. Bologna non ha ricevuto nessun nuovo agente di polizia nell’ultimo piano di assegnazione alle questure e i rinforzi stanziati sulla polizia locale non basterebbero. Il primo cittadino sostiene che Bologna viva dinamiche criminali simili a quelle di metropoli come Milano e Roma, necessitando quindi di un organico di forze dell’ordine paragonabile. Il centrodestra ribatte identificando nelle politiche di accoglienza comunali il vero problema, sottolineando che metà dei crimini sono commessi da stranieri. L’anno è stato attraversato da eventi straordinari, come gli scontri di strada per la partita Virtus - Maccabi o quelli per la morte del giovane Ramy a Milano, da omicidi come quello commesso da Gennaro Maffia, dal pestaggio in strada alla Barca che portò alla morte Bader, dalla crisi dello spaccio di crack in Bolognina, ma anche da una strage silenziosa che invece il Comune aveva preso estremamente a cuore: la sicurezza stradale. Il piano per rendere Bologna una città 30, con sole poche arterie principali ancora ferme al limite dei 50 orari, ha dato buoni risultati dopo due anni di applicazione: meno morti, meno feriti, meno incidenti in generale. Se si guarda alla provincia però, i 5,4 morti in incidenti stradali ogni mille abitanti posizionano Bologna 1,5 punti sopra la media nazionale, alla 97esima posizione. Non dà conforto neanche la percentuale di incidenti con feriti su strade extraurbane, il 4% garantisce a Bologna l’ultimo posto in regione. Nelle zone collinari extraurbane però sarà ripreso il piano di zona 50, il normale limite sarebbe 90, che aveva subito uno stop a causa delle alluvioni del 2024. Bologna si conferma in ogni caso una delle province meno motorizzate d’Italia, con sole 54 auto ogni 100 abitanti. Nell’ultimo anno l’uso della bici in città è aumentato dell’11%, secondo la Consulta comunale della bicicletta un altro degli effetti positivi del limite di velocità ai 30 che fa percepire come meno pericolose le strade ai ciclisti. Per fine gennaio 2026 inoltre saranno ultimati i lavori del tram in centro storico, mentre per fine giugno entrambe le linee, la verde e la rossa, saranno completate. Le tramvie entreranno a regime nel corso del 2027, contribuendo a ridurre ulteriormente il traffico urbano. Il tram dunque dovrebbe essere completato entro la fine del mandato quinquennale del sindaco, che correrà per il bis.
I cantieri sono stati un vero calvario per molti cittadini e per altrettanti negozi, che tra strade bloccate e ingressi coperti dalle barriere arancioni dei lavori hanno arrancato. Giancarlo Tonelli, presidente dell’Associazione commercianti Bologna, ha stimato in dieci milioni le perdite economiche dei negozi, solo in parte coperte dai bandi comunali che hanno erogato in tutto un milione e mezzo. Il panorama dei negozianti di Bologna negli anni è cambiato, soprattutto dentro la cintura dei viali, spazio che ospita ancora il 40% degli esercizi commerciali. Nell’ultima ventina d’anni sono diminuiti, chi più chi meno, ferramenta, forni, verdurai, negozi di abbigliamento, mentre sono cresciuti parrucchieri, ristoranti, minimarket, psicologi, servizi di medicina e su tutti, gli AirBnb, +50%. In alcune parti del centro storico un’abitazione su dieci è destinata agli affitti brevi, una proliferazione che ha portato il Comune e la Regione a prendere provvedimenti per limitarne la diffusione nel piano urbanistico 2026. La crescita incontrollata del fenomeno ha infatti causato non pochi problemi per i residenti e per chi cerca una casa a Bologna, tanto da configurare una vera e propria crisi abitativa con canoni cresciuti fino al +27%. Non migliora la questione se si guarda all’acquisto di una casa, in media servono 116 stipendi, quasi 10 anni di lavoro, aumentati ancora dal 2024. Al di fuori del commercio l’economia del bolognese ha vissuto in generale alti e bassi nel 2025. Il flusso turistico era cresciuto tra il 2023 e il 2024 del 13,9%, a cui si è aggiunto un altro 7,9% nel 2025, sempre abbondantemente sopra la media nazionale (rispettivamente 8,7% e 3,5%). Non stupisce che proprio quest’anno l'aeroporto Marconi abbia dunque segnato il record assoluto di passeggeri superando quota 10 milioni. A soffrire è l’industria; se da un lato la provincia è dodicesima per il minor numero di imprese insolventi, cioè in fallimento, dall’altro registra 150 ore medie di cassa integrazione per azienda, numero che è aumentato generalmente in tutta Italia ma a Bologna sensibilmente di più, nel 2024 erano 92. Una stangata forte è arrivata sulle esportazioni, da sempre specialità della regione: -7,6% e una costante incertezza data dall’imprevedibilità di Trump e dei suoi dazi. Altri due dati preoccupano e richiedono interventi: la disoccupazione sopra la media nazionale in tutta la regione e l’alto tasso di morti e infortuni sul lavoro soprattutto a Ravenna e Bologna. La provincia delle Due Torri rimane in ogni caso una delle più ricche d’Italia: sesta per retribuzione media annua dei lavoratori dipendenti e per pensioni, rispettivamente a quota 27.600 e 26.000 euro annui, quarta per reddito medio pro capite, terza per valore aggiunto per abitante (indicatore economico che esprime la produttività di un territorio in rapporto alla sua popolazione), ma anche prima in regione e tra le peggiori 20 in Italia per disuguaglianza fra ricchi e poveri. L’inflazione, cioè l’aumento dei prezzi dei beni è all’1,5%, in media con quella italiana, ma non sui cibi e le bevande. Qui si tocca il 4,9%, oltre un punto percentuale in più della media nazionale, anche se ben lontana dalla punta del 14% raggiunta in periodo pandemico. Quello dell’alimentare è infatti un settore che risente molto dell’aumento dei costi di trasporto ed energia causato dal Covid-19 e dalla guerra in Ucraina. Non dà buoni segnali per il futuro neanche l’andamento del Pil, che in regione continua a crescere sotto la media nazionale.
Il nodo non sciolto della sicurezza e un’economia altalenante non hanno però impedito il primo posto a livello nazionale nell’ambito sociale. Bologna trema meno di altri nell’inverno demografico italiano, anche se la natalità rimane in linea con quella nazionale in crisi. A far crescere la popolazione in tutta la regione è un saldo migratorio positivo, favorito anche dall’alta presenza di immigrati regolari, il 12,3% della popolazione contro l’8,7 della media nazionale. Malgrado la crescita della popolazione, le famiglie si rimpiccioliscono: il 44,5% dei nuclei famigliari ha un solo componente. Un tipo di famiglia che in città ha visto una crescita fra il 2000 e il 2024 del 55% a fronte di nascite, matrimoni e decessi stabili secondo i dati dell’ufficio di statistica comunale. Una spiegazione del fenomeno potrebbe essere l’alto numero di studenti universitari fuorisede, che anche se coinquilini conterebbero ognuno come un nucleo famigliare singolo. Bologna tiene infatti fede al suo soprannome di “Dotta” con il più alto numero di diplomati, l’80% tra i 25 e i 64 anni, il più alto numero di laureati, il 50%, e il minor numero di analfabeti. Malgrado tutti questi studenti la provincia è solo al 57esimo posto per qualità della vita dei giovani, 46 le posizioni perse dal 2023. A trascinare in basso Bologna sono soprattutto le difficoltà affrontate con il caro affitti e l'insoddisfazione per il proprio lavoro. A vivere peggio sarebbero anche i bambini, dodici posizione perse, mentre rimane stabile il tenore di vita degli anziani. Viene invece confermata l’eccellenza in ambito sanità, che rende anzi la città e più in generale la regione meta di molti che da tutta Italia si spostano per ricevere cure migliori, esacerbando il problema delle liste d’attesa interminabili. L’ Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali nel suo Piano nazionale esiti 2025 ha decretato che l’ospedale Bentivoglio, in provincia, è uno dei migliori d’Italia mentre in città il Rizzoli continua a confermarsi un’eccellenza riconosciuta anche a livello internazionale. La sanità territoriale rappresentata dai medici di famiglia, in crisi in tutta Italia, a Bologna regge ancora con 9,62 medici di base ogni 10.000 abitanti ovvero un medico ogni 1.040 cittadini. L’accordo collettivo nazionale del 2025 fissa a 1.200 il limite massimo di pazienti per medico di base, rendendo la provincia di Bologna 23esima in Italia per copertura e prima in regione, sola insieme a Modena e Ferrara sopra la media nazionale. Il vero problema legato alla medicina territoriale è però la capillarità del servizio, con le zone lontane dai centri abitati più grandi, soprattutto nell'Appennino, sguarnite: i medici ci sono, ma non sono uniformemente distribuiti.
Chiude il settore culturale, il solo in cui Bologna ha perso posizioni oltre a quello della sicurezza, ma probabilmente più per meriti altrui che per demeriti propri. Nella provincia rimangono alti i libri letti, la quantità di spettacoli pubblici ogni mille abitanti e i biglietti staccati per questi spettacoli. L’Unipol Arena ha offerto il proprio palco ai tour di musicisti estremamente famosi e teatri e musei non hanno smentito la loro capacità di allestire cartelloni e mostre di successo. Il 2026 si annuncia come un anno in cui i nodi verranno al pettine, soprattutto in vista delle elezioni comunali fissate tra aprile e giugno 2027, per la cui campagna elettorale le forze politiche hanno già da ora cominciato a scaldare i motori. Sarà alla fine uno solo il dato che decreterà più di tutti il successo o il fallimento dell’amministrazione di Matteo Lepore, quello delle urne.
L'articolo è stato pubblicato nel n.10 del Quindici del 18 dicembre