Istruzione
Il segretario generale di Uil Scuola, Serafino Veltri (foto Uil Scuola Emilia-Romagna)
«Molte scuole bolognesi lo sanno già: i vantaggi della settimana corta sono tanti, sia per la didattica che per il riposo dei lavoratori dipendenti e degli studenti». Così Serafino Veltri, segretario generale di Uil Scuola, approva il sabato libero, già consolidato in diversi istituti e in arrivo da settembre 2026 in tre grandi scuole bolognesi: Galvani, Aldini Valeriani e Belluzzi Fioravanti. Lo abbiamo sentito per farci raccontare il suo punto di vista.
Quali benefici porterebbe la settimana corta e come cambierebbero gli orari?
«Ci sono fonti che confermano che il giorno in più di riposo aiuti i docenti contro il burnout, e aiuta gli studenti a recuperare le forze, dunque parliamo di un modello consolidato e che funziona. Quegli istituti che ce l’hanno già in vigore recuperano le ore del sabato allungando la giornata di lezione di 1-2, oppure aggiungono uno o più rientri pomeridiani in base alle loro disponibilità».
Quali sono, invece, le controindicazioni più comuni?
«Il principale svantaggio della settimana corta emerge quando si considerano quegli alunni che vivono lontano dall’istituto; con le lezioni che finiscono dopo le 14, purtroppo gli studenti arrivano a casa anche alle 16:30. Bologna soffre abbastanza questo fenomeno, essendo circondata da paesi limitrofi, distanti 30-40 minuti con l'auto e ancor di più con il bus. In questo caso, sarà necessario adeguare le tratte e gli orari della Tper ai nuovi orari scolastici».
Cosa serve per far funzionare la settimana corta nella struttura scolastica italiana e locale?
«Bisogna avere una struttura interna e circostante adeguata. Se si vuole ampliare la platea di istituti che chiudono il sabato, la sperimentazione graduale è necessaria, anche se spesso ci sono degli ostacoli. Mi vengono in mente le "classi pollaio" e l’inagibilità di certi edifici scolastici che portano alla mancanza di spazi capaci di accogliere le nuove fila di studenti. Sono anni che lottiamo su questo, perché tutto si collega a problematiche più ampie come il calo della natalità: perché continuare a fare classi da 30 alunni - a Bologna sono parecchie - invece di distribuirle meglio?»
Dunque, migliorando le condizioni delle scuole italiane, la settimana corta sarebbe più facile da implementare?
«Esatto. In particolare, lavorare con una didattica rivolta a classi meno numerose di 21, 22, massimo 25 alunni, rende più redditizio il livello di apprendimento. Perché nelle classi affollate c’è molto rumore e molta confusione, e lo studio di questo ne risente sia che venga fatto sei giorni o cinque giorni su sette»