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«Oggi è un giorno di sciopero, sciopero generale di tutti i settori, quindi parto dando alcuni dati di adesione a Bologna e Emilia Romagna. Partiamo dalla Cafitaly dove oggi avrebbe dovuto esserci il presidio, poi confluito nella manifestazione odierna: al turno della notte lo sciopero era al 100%. Tper 97%, in Interporto, Geodis al 70%. Anche la scuola oggi sciopera pur con pochissimo preavviso e così anche l’Università: chiude la biblioteca di scienze dell’educazione. Anche l’industria si ferma, la Marelli di Crevalcore in lotta da mesi registra un’adesione pari al 100%. Automobili Lamborghini, 95% di adesione. 65% in Ducati Motors. 95% alla Marzotti Ponte. 85% alla Toyota. 90% alla Motori Minarelli. 95% in Versuni oggi Gaggia, ex Philip Saeco.

I dati della giornata di oggi urlati al microfono da Michele Bulgarelli, segretario della Cgil di Bologna, rendono bene l’impatto di questa giornata di sciopero nazionale. 

 

È una giornata di rabbia quella odierna, perché lo sciopero nazionale era già stato lanciato da Cgil e Uil e poi due giorni fa è avvenuto l’incendio della centrale idroelettrica di Suviana, che conta già cinque vittime accertate e ancora due dispersi. Ecco dunque che la questione nazionale diviene bolognese e la prima conseguenza è il prolungamento dell’orario di sciopero, dalle 8.30 di questa mattina alle 16.30. 

Stamattina in piazza XX Settembre a Bologna si sono riuniti sindaci, sindacalisti, personalità della politica e soprattutto lavoratori, «stanchi» di manifestare contro le ennesime morti sul lavoro. La vicenda di Suviana rende la piazza mesta, ma anche mossa da un sentimento di rivalsa. In prima linea accanto al presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, e al sindaco di Bologna, Matteo Lepore, c’è la faccia stanca di Marco Masinara il sindaco di Camugnano, il comune dell’Appennino dove si trova la centrale. 

Sono ore ricche di apprensione: ci sono ancora dei dispersi, ma oggi in piazza e lungo via Indipendenza non c’è solo cordoglio, ma anche il bisogno di risposte urgenti dalla politica. 

È Marcello Borghetti, segretario generale della Uil Emilia-Romagna, a ricordare la necessità di aumentare la sicurezza sui luoghi di lavoro, perché «i cordogli del giorno dopo non bastano, deve esserci più concretezza. Cari politici, dovete dare una svolta: quello che dite oggi deve diventare una battaglia politica, perché lavorare non è morire!».

 

La grande battaglia della piazza di oggi è contro i subappalti. Michele Bulgarelli della Cgil è chiaro nel condannarli: «Dobbiamo scoprire dai giornali per chi lavorano i dispersi, non va bene. Questo episodio deve segnare una discontinuità, c’è un prima e un dopo la strage di Suviana» e ricorda che «le stragi sul lavoro aumentano e sono sempre più vicine l’una all’altra: Brandizzo, Firenze e ora Suviana. La ripresa post lockdown è stata fatta pesare sulle spalle dei lavoratori, un mondo del lavoro diverso con tre morti al giorno. Questo va necessariamente cambiato e bisogna farlo evitando la de-responsabilizzazione dei committenti, non può esistere che Enel debba andare a  chiedere alle società di subappalto per chi lavorassero i dispersi».

«Ogni volta che accade una tragedia si scopre, come nel caso di Firenze, che ci sono clandestini, lavoro nero, lavoro grigio e precarietà; oppure, nel caso Suviana, appalti e subappalti. Questo è un mondo da cambiare», conclude il segretario Bulgarelli.

 

Nel frattempo, il corteo avanza verso piazza Maggiore. Dopo i delegati dei due sindacati che hanno chiamato la giornata - Cgil e Uil - ci sono i sindaci, le bandiere azzurre della Uil e quelle rosse della Cgil. Chiudono il corteo i lavoratori della Fiom. Quando si arriva in piazza Maggiore un palco attende i delegati: è tempo del “minuto di rumore” per ricordare i morti. 

La politica prende la parola, ma forse la risposta migliore a chi oggi riveste un ruolo istituzionale la dà Alberto Prunetti sulla Stampa, quando scrive: «Morti bianche si diceva un tempo. Morti che di bianco non hanno nulla, a parte l’ipocrisia di chi imbianca i sepolcri commuovendosi per la breve liturgia di commiato davanti ai media. Per poi ripartire ad alimentare meccanismi che producono le morti su lavoro: ritardare l’età pensionabile, accelerare i tempi di produzione; favorire catene di subappalti».

 

Foto di Nikol Ceola