primizie di primavera

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Crollano gli asparagi, crescono le fragole, volano le ciliegie. Si alzano le temperature ed ecco che arrivano le amate primizie di primavera sulle nostre tavole, tra cui i piselli, gli agretti e l’immancabile cipollotto rosso di Tropea che a Bologna è particolarmente apprezzato, come del resto nel mondo intero. Nel buio fresco della mattina, di buona lena InCronaca ha deciso di recarsi al mercato per capire l’andamento dei prezzi dei prodotti primaverili e non solo.

 

«In generale i prezzi sono aumentati considerevolmente rispetto all’anno scorso – riferisce dottor Domenico Iaropoli, ispettore di mercato Caab, Centro Agroalimentare di Bologna –, perché sono diminuite le quantità di produzione a seguito del calo delle vendite. I produttori producono meno perché vendono meno. Qui comprano le piccole e le medie imprese che sono in sofferenza. Comprano poco, non tornano, falliscono. Un tempo passavano tutti dal mercato ora gli acquirenti più grandi si accordano direttamente con i fornitori della grande distribuzione».

 

Uno dei prodotti di punta è sicuramente l’asparago che quest’anno però subisce uno scivolone e assieme a esso quelli che lo producono. «Questo è un prodotto che sta andando contro tendenza. La recente ondata di caldo anomalo – spiega Iaropoli – ha anticipato la produzione al nord, quindi anche quella locale. Di solito in questo periodo si vendono gli asparagi che arrivano dal sud, dalla Sardegna e solo successivamente arrivano quelli locali. Un chiaro caso di sovrapproduzione. Il prodotto si è accumulato svalutando la domanda». L’asparago, in base al calibro, oggi al chilo costa tra i cinque e i sei euro l’anno scorso nello stesso periodo costava tra i 6,5 e i dieci euro. L’asparago selvatico, un prodotto di nicchia e molto richiesto, rispetto ai 14 euro dell’anno scorso oggi si acquista a otto. 

Una parentesi a parte merita la questione dell’asparago selvatico, da non confondere con il calibro piccolo dell’asparago coltivato che spesso viene acquistato in mancanza dell’asparagina. Grazie alla domanda riesce a fare lievitare il prezzo per un prodotto che di fatto è di qualità inferiore all’asparago coltivato di grande calibro ma per assurdo a volte lo supera ampiamente nei costi. 

 

«Quello dell’asparago è un caso animalo che riguarda quest’anno ma non è la prima volta che alcuni prodotti italiani subiscono questo tipo di svalutazione – racconta l’ispettore –. In alcuni periodi ai produttori costava di più mettere in vendita i propri prodotti e piuttosto che andare in perdita li lasciavano al macero. È successo per gli agrumi. Per portare dal sud una “pedana” di prodotto ovvero una tonnellata solo per il trasporto oggi si paga 90 euro. Considerando che per fare partire un camion bisogna riempirlo di almeno 26 “pedane”. Ci vogliono quasi 2.500 euro, ai quali bisogna aggiungere circa altri 1.400 per il trasporto via mare, nel caso delle isole. I coltivatori li lasciavano sugli alberi perché costava meno importarli dalla Spagna». 

 

Altri prodotti invece rispettano la tendenza del generale aumento dei prezzi. I piselli sono aumentati 50 centesimi al chilo come anche alcune varietà varietà di fragole. Altre, come Candonga prodotta in Basilicata, restano invece stabili a circa quattro euro al chilo, prezzo che calerà con l’arrivo di quelle locali. L’agretto, chiamato anche barba di frate o salsola, ha subito un aumento di oltre un euro al chilo arrivando a costare anche cinque euro rispetto ai 2,7 o tre euro dell’aprile 2023. Al mercato non mancano prodotti in netto anticipo sulla stagione come le ciliegie, dalla Puglia, che in questi giorni hanno sfiorato i 40 euro al chilo. Ma anche le pesche, le albicocche che per ora arrivano dal Marocco che si aggirano tra i sei e i sette euro al chilo, a seconda del calibro. «Ormai la stagionalità si vede sempre meno. Abbiamo i pomodori, le melanzane, i peperoni tutto l’anno, ne fa le spese però la qualità a fronte di prezzi esorbitanti», riflette Domenico Iaropoli che ci ha permesso di curiosare tra i produttori locali, i bancali del Consorzio Agribologna e i grossisti.

 

Nell'immagine dottore Domenico Iaropoli, ispettore del mercato al CAAB. Foto di Khrystyna Gulyayeva