stupefacenti

Una rete molto complessa che unisce l’Italia a Paesi come Germania e Ecuador. Una serie notevole di spostamenti che fa emergere quanto siano organizzate le bande albanesi nel traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Questo il quadro che emerge dalla maxi operazione antidroga cui è culminata l’indagine coordinata dalla direzione distrettuale di Bologna e che ha portato a 22 persone indagate per veri reati tra cui associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Di questi 22 indagati, 11 persone sono destinatarie di misure cautelari e altre cinque sono state arrestate in flagranza di reato. Degno di nota è anche il sequestro di 28 chili di cocaina e 11 chili di marijuana

«Questa indagine dimostra la notevole capacità economica delle bande albanesi che nel campo del traffico di droga non hanno nulla da invidiare alle mafie tradizionali», afferma Roberto Pititto, dirigente della squadra mobile di Bologna. «Siamo di fronte a un’organizzazione criminale molto ben radicata in questa Regione tra le province di Modena e Bologna e che aveva nella frazione di Savigliano sul Panaro la sua base logistica – aggiunge Pititto -. Le persone coinvolte, a eccezione di due magrebini, sono quasi tutti albanesi». Ciò che colpisce della struttura di questi traffici è il coinvolgimento di diversi territori a livello nazionale, come per esempio la provincia di Massa Carrara e regioni quali la Lombardia e il Piemonte.

«Sono stati registrati durante l’indagine numerosi viaggi dei vari corrieri tra la Germania, l’Italia e l’Ecuador, dove veniva importata la cocaina che sarebbe poi stata venduta a 36,5 euro al chilo». Uno dei protagonisti di questo traffico è l’elemento che veniva chiamato «il più bravo» in quanto coordinatore di questa rete e soprattutto il detentore di tutti i contatti necessari tra venditori e acquirenti. «Su questo soggetto si è fondata l’indagine sin dall’inizio. Una particolarità era la sua capacità di approvvigionarsi notevoli quantità di droga, visto che in questo caso parliamo di chili e non di grammi – aggiunge Pititto -. Questo soggetto di origini albanesi, che possiamo chiamare anche “broker”, avendo i contatti giusti fungeva da mediatore tra il gruppo che operava nella provincia di Modena e gli altri».

 

Nell'immagine, al centro, il dirigente della squadra mobile di Bologna Roberto Pititto. Foto di Eugenio Alzetta