Guerra
L'arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi e il presidente dell'Emilia-Romagna Michele De Pascale (foto di Paolo Tomasi)
«In Ucraina quattro anni di enormi sofferenze. Speriamo che finiscano presto e che l'Europa scelga una presenza ancora più forte, che scelga di aiutare più che può il dialogo per mettere fine a questa tragedia». Così il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana e inviato speciale di Papa Francesco per la pace in Ucraina, commenta il quarto anniversario dall'inizio dell'invasione russa margine della conferenza "Per continuare a parlare di pace" organizzata dall'Assemblea Legislativa dell'Emilia-Romagna. Uno dei termini più utilizzati da Zuppi durante il suo intervento è proprio "dialogo". Per l'arcivescovo di Bologna è necessario partire dal confronto per creare una prospettiva di pace che possa andare oltre il fallimento della diplomazia. «La comunità internazionale ha dimostrato poco o nulla e a me questo dispiace, mi porta a interrogarmi. Può sembrare un'illusione un po' ingenua parlare di dialogo in questo contesto, ma la pace si trova soltanto così, con l'esercizio del dialogo», afferma Zuppi.
Dopo il richiamo alla riapertura dei canali di comunicazione, il capo dei vescovi italiani ritorna più volte sulla necessità di creare "un'architettura" che sia in grado di sostenere la pace. La scelta del termine dice molto sulla volontà di Zuppi di promuovere un progetto aperto e condiviso, da costruire includendo tutti gli attori coinvolti nel conflitto. «La sfida è creare un terreno comune, che possa mettere insieme. È un cantiere aperto. Quando parlo con gli ucraini e con i russi e mi chiedono "come faremo?", la risposta è un'architettura che permetta di superare le divisioni. Oggi sembra impossibile riuscire a rimettere insieme i pezzi dopo quello che è avvenuto, nonostante i legami storici fra Russia e Ucraina l'odio è profondissimo», ha sottolineato Zuppi.
Anche il presidente dell'Emilia-Romagna, Michele De Pascale, si associa all'attacco del capo della Cei e denuncia l'incapacità dell'Ue di assumere un approccio diplomatico unitario sulla guerra fra Russia e Ucraina: «L'Europa non è stata in grado di darsi una strategia per la pace. L'Unione è stata in larga parte coerente con gli aiuti a Kiev, ma sono una condizione necessaria e non sufficiente, gli aiuti non sono la pace. La soluzione va cercata attraverso un'iniziativa diplomatica internazionale che sia in grado di trovare una via credibile». E proprio sul terreno della diplomazia De Pascale denuncia l'immobilismo della politica italiana, definita incapace di elaborare una posizione forte: «In questo senso l'Italia non è stata utile all'Unione Europea. La nostra politica è profondamente divisa sia nella maggioranza che nell'opposizione e quando va sullo scenario internazionale incide poco. In ogni caso non attribuisco a Ursula von der Leyen meno colpe di quelle di Giorgia Meloni, se devo essere sincero forse do qualche responsabilità in più alla presidente della Commissione Europea».