L'intervista

L'Arcivescovo Matteo Maria Zuppi fuori dal Santuario di San Luca (foto di Edoardo Cassanelli)

 

«Sono preoccupato per il patrimonio sacro e artistico della città». A dirlo l’Arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), Matteo Maria Zuppi. L'Arcivescovo si è presentato questa mattina al Santuario di San Luca per officiare la messa di riparazione sul furto dei gioielli della sacra icona della Madonna scoperto ieri, 18 febbraio, Mercoledì delle ceneri. Un evento eclatante che ha scosso l’intera comunità bolognese, credente e non, segno di come l’immagine della Madonna simboleggi l’unità e la tradizione della città.

«Quando la Madre ha qualche problema, i figli si ritrovano tutti assieme. Forse vederla così spoglia ci fa capire che dobbiamo ornarla noi coi gioielli della nostra vita. Noi siamo l’ornamento della Madonna, e ogni ferita può essere ricucita con lo spirito di riparazione, soprattutto quando le situazioni sembrano irreversibili. Riparare è essenziale, bisogna ricostruire ciò che il male rovina», questo il messaggio di Zuppi durante la sua omelia, con il quale abbiamo parlato poco prima della messa, davanti all'ingresso della basilica.

Eminenza, qual è il suo commento sul recente furto dei gioielli della sacra icona?

«È un fatto grave perché ferisce tanta parte della nostra città, non solo i credenti. L’icona della Madonna e del Bambino Gesù è qualcosa che identifica Bologna, è la prima cosa che si vede e che ci orienta nel nostro camminare. Ferisce la violenza di questo atto, porta via qualcosa a tutti».

Cosa si sente di dire ai ladri che hanno rubato i preziosi?

«Di restituirli, e poi vorrei chiedergli se capiscono l’offesa commessa a tutto ciò che l’icona rappresenta di sacro, alla devozione che essa raccoglie».

State seguendo da vicino le indagini insieme alle forze dell’ordine?

«Sì, c’è un’ottima collaborazione. Partecipiamo e c’è molta efficienza da parte delle autorità».

È preoccupato per il resto del patrimonio sacro, storico, artistico di Bologna?

«Certo, sono molto preoccupato, però quello che è successo non deve significare la chiusura. Per il rischio di un nuovo episodio chiudiamo tutto? No, ovviamente. Dobbiamo cercare di coniugare l’accessibilità con la sicurezza».

Penserete a nuove misure di restrizione, anche con l’aiuto della soprintendenza?

«Speriamo, sì».