Vertenze
L'incendio allo stabilimento Inalca nel febbraio 2025 (foto Ansa)
È atteso per domani pomeriggio in Regione Emilia-Romagna il tavolo di crisi sulla vertenza Inalca, passaggio considerato decisivo dai sindacati per capire se esistono margini concreti per evitare i licenziamenti annunciati dall’azienda. «Di fondamentale importanza è la trattativa in Regione, ed è lì che dovranno emergere alcuni elementi decisivi - preannuncia Valerio Bondi della Filcams Cgil - L’obiettivo? Al momento è quello di procedere con ordine, passare allo step successivo e ottenere la proroga della cassa integrazione».
Poi l’avvertimento del sindacalista: «Attualmente la misura ha come scadenza il 10 febbraio, e senza una valida alternativa il rischio è che i licenziamenti diventino automatici a partire da quella data». Per questo la Filcams ha messo sul tavolo una proposta che prevede l’utilizzo di uno strumento normativo mai applicato finora. «È previsto dalla legge, ma non è mai stato usato: ora il Ministero ci deve dire se è disponibile», annuncia Bondi.
La crisi Inalca affonda le sue radici nell’incendio dell’11 febbraio 2025, che ha distrutto lo stabilimento di Reggio Emilia, uno dei principali poli di lavorazione carni del gruppo Cremonini. Dopo un anno di attesa, l’8 gennaio è arrivata la comunicazione di licenziamenti per 165 lavoratori, l’intera forza lavoro del sito. Secondo quanto riferito dall’azienda ai sindacati, la decisione sarebbe legata alla riduzione dei volumi produttivi per oltre il 40%. Un quadro che, tuttavia, non sarebbe stato esplicitato prima del 5 dicembre, quando per la prima volta è emersa l’ipotesi di un «esubero strutturale». Fino a quel momento, spiegano le organizzazioni sindacali, il confronto aveva riguardato esclusivamente le modalità e le condizioni economiche dei trasferimenti, mai l’ipotesi di licenziamenti di massa. Da qui la richiesta immediata di un tavolo di crisi regionale e l’intervento delle istituzioni locali, a partire dal sindaco di Reggio Emilia Marco Massari, che ha chiesto una proroga degli ammortizzatori sociali e una revisione del piano aziendale.
Finora, secondo il sindacalista Filcams Cgil, non è stato ritenuto necessario avviare mobilitazioni di massa come forma di protesta: «Si vuole agire in modo razionale: l’8 gennaio la comunicazione dell’azienda, il 16 il tavolo di crisi. Dal giorno dopo l’incontro, in base a come andrà, tutte le opzioni saranno sul tavolo, compresa ovviamente la mobilitazione e l’innalzamento del livello del conflitto. Fino ad allora riteniamo corretto attendere l’esito del confronto istituzionale».