Sicurezza
Michele de Pascale, presidente della Regione Emilia-Romagna (foto Ansa)
«Il governo ci aiuti sulla sicurezza». Michele de Pascale si appella a Giorgia Meloni e poi attacca Matteo Salvini. «Il numero di espulsioni è incrementato da cinquemila a seimila ma all'inizio si parlava di sessantamila espulsioni ogni dodici mesi. Certo è difficile ma si deve fare di più». In una lettera inviata alla presidente del Consiglio e al ministro degli Interni, Matteo Piantedosi, il presidente della Regione Emilia-Romagna segna le distanze tra gli annunci e i risultati e indica le priorità che, a suo giudizio, non possono più essere rinviate. L’obiettivo? Avanzare proposte concrete affinché «le regioni siano messe nelle condizioni di fare di più sul fronte della sicurezza e non siano solo degli enti pagatori ma possano partecipare alla definizione delle politiche per la sicurezza».
Michele de Pascale, incontrandola stampa, ha fatto il punto anche sul tema della polizia locale, definita «strategica» ma oggi largamente «sottodimensionata». I dati dell’analisi Ocpi, ha sottolineato, sono eloquenti: l’Emilia-Romagna è terzultima in Italia per rapporto tra agenti e popolazione, con appena 235 operatori ogni centomila abitanti, contro i quasi 700 della regione più guarnita, il Lazio. Numeri che rendono difficile garantire una presenza costante sul territorio emiliano-romagnolo. Ma le divergenze più nette emergono sul decreto sicurezza. Per de Pascale il testo va «rivisitato», concentrandosi sui soggetti realmente socialmente pericolosi e separando il tema della sicurezza da quello delle manifestazioni di protesta. Un’impostazione che, secondo la Regione, eviterebbe sovrapposizioni e interventi poco mirati.
Dopodiché de Pascale ha sottolineato che «se il governo aprisse un tavolo con i territori per capire quale concorso ciascuno può dare per migliorare la capacità di garantire l’espulsione dei soggetti pericolosi, il territorio potrebbe rispondere in maniera affermativa». E ha concluso: «Il tema per noi non è trasformare chiunque voglia entrare in questo Paese in un criminale: se questa è la strategia, è l’esatto contrario di ciò che serve». Perché, è il messaggio finale, la fermezza da sola non basta se non è accompagnata da politiche efficaci e sostenibili.