Pugilato
Il pugile Dmytro “Dima” Tonishev (foto concessa dall'intervistato)
“Il pugile ucraino di Bologna”. «E del Veneto», aggiunge subito Dmytro “Dima” Tonishev, il peso massimo della Sempre Avanti che sabato salirà sul ring al PalaDozza in un match con il croato Mario Jagatic. Il suo sarà uno degli incontri principali, insieme a quello di Arblin Kaba della Boxe Due Torri e quello di cartello di Biancamaria Tessari, che si giocherà la cintura europea Ebu Silver dei pesi leggeri contro serba Jelena Janicijevicic. Un match, quello di Dima, che varrà per la classifica e che potrebbe in futuro portare a incontri ancora più prestigiosi. Ecco cosa ha raccontato di lui a InCronac@.
Com’è il suo rapporto con il pugilato, cosa la spinge a salire ancora sul ring?
«Io ho iniziato a 15 anni, secondo me l’età giusta. Perché ora ho sia la disciplina che mi permette di allenarmi in maniera costante, sia la passione che ancora mi spinge a dare tutto me stesso. Avessi iniziato prima forse adesso mi peserebbe di più salire sul ring e mettere il mio corpo in gioco, mentre se avessi iniziato dopo non avrei mai avuto tempo di imparare la tecnica e la disciplina che servono nella boxe».
Quindi come è stato l’avvicinamento a questo incontro?
«Faticoso. Lo direbbe qualsiasi pugile che i mesi prima del match sono i più duri. È da circa sette mesi che mi alleno e, oltre che fisicamente, mentalmente è stancante. Però ora sono pronto a vivere un giorno di festa».
In che senso?
«Con il tempo ho capito come vivere la settimana prima dell’incontro. Smetti di caricare in palestra e di fare sparring e rimani un po' da solo con te stesso. L’attesa può essere snervante, però con l’esperienza ho capito che è il giorno più “facile”. Perché sai che sei pronto e mentalmente hai accettato di combattere sul ring. Quindi non ti resta che godertelo».
A proposito di ring, com’è il suo avversario?
«Ho visto dei video su YouTube. È uno a cui piace giocare tutte le proprie carte, quindi si farà pugilato e lo si farà per davvero. Gioco in casa, quindi è una motivazione in più per me che ero abituato a giocare in trasferta. Sarà un bello spettacolo, non sento le aspettative e, anzi, voglio godermi il tifo».
A novembre, su quel ring Pamela Noutcho Sawa vinceva il titolo mondiale Ibm dei pesi leggeri. Ha avuto modo di conoscerla?
«Nel 2021 l’ho vista per la prima volta ad Avellino, quando ha vinto il campionato nazionale. Non la conosco bene, però si vede che è una persona che ispira fiducia. Visto anche il lavoro che fa, l’infermiera, trasmette una sensibilità non comune. Come pugile invece già allora aveva fatto vedere quelle qualità fisiche che potevano farle da trampolino di lancio, poi lei è stata bravissima, la boxe femminile è in buone mani. Voglio anche fare un imbocca al lupo a Biancamaria per il suo incontro».
Come Pamela, è arrivato in Italia da piccolo da un paese completamente diverso. Oggi poi la situazione in Ucraina è drammatica, ha amici o parenti lì?
«Sono arrivato a otto anni a Venezia, il mio accento deriva da lì. Oggi, una parte della mia famiglia è ancora in Ucraina, ho anche degli amici che sono nell’esercito. È una situazione che spero possa risolversi a breve. L’invasione della Russia, che doveva durare poco e invece è stato bloccata, ha portato a una guerra di logoramento che sta diventando stancante per tutti. Spero in un compromesso.