Premio Strega

Lo scrittore Marcello Fois (foto da Licenze Creative Commons)

 

Da un’Emilia dal respiro epico alla rumorosa Roma dei riflettori letterari. Marcello Fois, scrittore e professore sardo ma bolognese d’adozione, è tra i 79 autori proposti agli Amici della Domenica per l’80esima edizione del Premio Strega. Concorre con il romanzo “L’immensa distrazione”, una saga familiare ambientata nel modenese che si muove sul confine fra storia, realismo e sfumature metafisiche. L’opera è edita da Einaudi, casa editrice di riferimento di Fois da molti anni ormai. La dozzina dei semifinalisti verrà proclamata il primo aprile, e oltre a lui, altri scrittori bolognesi rientrano nella lista delle proposte: ad esempio Ermanno Cavazzoni e Gianluigi Schiavon. Già nel 2012 Fois era riuscito a entrare nella rosa dei cinque finalisti, grazie a “Nel tempo di mezzo”; l’edizione di quell’anno fu vinta alla fine da Alessandro Piperno e dal suo “Inseparabili: il fuoco amico dei ricordi”.

Professore, un suo libro è tornato a essere proposto allo Strega. Pronostici?

«Non ho grandi pronostici, lo Strega nel tempo si è regolato su un sistema bizantino, cavilloso, è difficile capire dove si va, siamo solo all’inizio. Adesso si vedrà il primo aprile. Certo, la sfida in sé è complessa, ci sono forti candidati, alcuni pubblicati dalla mia stessa casa editrice. In sostanza, dipenderà tutto dalla commissione che sceglierà i dodici semifinalisti».

Ogni anno si parla del fatto che lo Strega continui a dare poco spazio ai medi e piccoli editori, nonostante alcune regole siano cambiate in merito. Il suo giudizio.

«Penso che un premio letterario non debba essere strutturato così, i veri protagonisti sono i libri, degli editori si dovrebbe parlare il meno possibile. Non si dà abbastanza peso alle opere, e quando si agisce per quote, si è spesso costretti a eliminare titoli magari validi. Si dovrebbe tornare al contenuto e non focalizzarsi sul contenitore. Inoltre, c’è il rischio che non si riesca a garantire sicurezza sul giudizio dei testi, e i lettori si accorgono di questo. Siamo un Paese di non lettori, ma i pochi sono un’enclave forte e ferrata sul tema. Alla fine però lo Strega resta un gioco di società, se vuoi partecipare, queste sono le regole; è inutile polemizzare più di tanto».

Parliamo dell’“Immensa distrazione”. Lo considera diverso dal resto della sua produzione o si sente di collocarlo su una linea di continuità, anche dal punto di vista stilistico?

«Penso abbia di sicuro raggiunto una forma di maturità stilistica. Mi interessa molto che il libro sia stato percepito come un’ulteriore evoluzione, un avanzamento, e non come “il libro di Fois” e basta. Questo è importante».

Cosa l’ha ispirata?

«Mi piaceva l’idea di attraversare il territorio emiliano in maniera esplicita. È proprio un omaggio all’Emilia, la terra che mi ha accolto. All’inizio, quasi con imbarazzo, mi sembrava di tradire le mie origini, invece mi rendo conto che anche qui c’è stata una specie di evoluzione del tutto spontanea, niente di troppo tattico».

Lei e altri autori di Bologna proposti siete originari di altre zone d’Italia, e tutti poi siete confluiti sotto le due Torri.

«È il bello di questa città. Io sono in pace con questo pezzo della mia vita, Bologna non si è mai opposta alla mia sardità, e mi sembra straordinario. Io mi trovo molto a mio agio qui, ho persino avuto l’onore di essere scelto dall’ufficio del sindaco come speaker per il Giorno della Memoria; è un tenero riconoscimento».