Giorno della Memoria

Helga Schneider (foto concessa dall'autrice)

 

Trent’anni sono tanti pure per un libro, non solo per un essere umano. La differenza tra i due sta nel fatto che il contenuto del libro non invecchia, il tempo tra le pagine resta intatto, tanto quanto la sua capacità di stupirci. “Il rogo di Berlino”, opera capolavoro di Helga Schneider edita da Adelphi nel 1995, ha compiuto tre decenni e stasera alla libreria Ambasciatori la scrittrice tedesca-bolognese, in occasione della giornata di commemorazione delle vittime dell’Olocausto, tornerà a dipanare il filo della storia per raccontare al pubblico il suo passato di bambina durante la Seconda guerra mondiale.

Un vero e proprio viaggio all’indietro nella Berlino sventrata dalle bombe degli Alleati, lasciata in balia della distruzione e della morte da un regime ormai in rovina, da una propaganda nazista senza più solidità.

Ciò che emerge dal libro autobiografico di Schneider è il tema cardine della forza della memoria, connesso a realtà come la miseria, la privazione, la carestia, l’orrore della morte violenta e il vaso infranto dell’infanzia. Tutti elementi della visione quotidiana di una piccola bambina tedesca nata però in una terra lontana, la Polonia (da cui partirono le mire espansionistiche naziste), la quale vivrà l’esperienza di incontrare Adolf Hitler in persona nel suo bunker segreto e stringergli la mano, la mano di una «larva umana» già mangiata dal Parkinson, già consapevole della disfatta del suo sogno, il Reich millenario.

Una storia dunque di annientamento materiale e spirituale, ma anche di rivalsa, quella di Helga Schneider, un racconto scritto che trova la sua luce dietro i fumi neri della catastrofe, dell’apocalisse su una Germania spezzata. Una luce portatrice di pace e testimonianza, o meglio, del dovere della testimonianza, colonna da preservare in questo tempo presente restio a studiare la storia e propenso a “giocare” sempre a un passo dal baratro, esattamente come fecero alcuni uomini in quegli oscuri anni Quaranta non così lontani da noi.