Calcio

Walter Sabatini, ex direttore sportivo del Bologna dal 2019 al 2021 (foto Ansa)

 

«A novembre dissi che il Bologna doveva puntare al tricolore perché i rossoblù sembravano imbattibili. Adesso devono ripartire proprio da lì». Così Walter Sabatini, ex direttore sportivo dal 2019 al 2021, ha commentato a InCronac@ le sue vecchie dichiarazioni sulle possibilità della formazione allenata da Vincenzo Italiano di lottare per lo Scudetto. Nel corso della nuova intervista, Sabatini ha affrontato anche altri temi, dal bilancio della stagione 2025-26 al futuro dell’ex mister viola, fino ai possibili cambiamenti previsti durante il mercato estivo.

A novembre parlò a InCronac@ di un Bologna persino da Scudetto. Col senno di poi, cosa è mancato per restare a quel livello fino alla fine?

Quando feci quella considerazione, il Bologna sembrava imbattibile. Deve ripartire proprio da lì. Per mesi ha espresso un calcio straordinario e giocava come una squadra formidabile, anche fuori casa. Il problema da risolvere non è tecnico o tattico, ma emotivo. I giocatori si sentivano fortissimi e devono tornare a quello stato d’animo. In quel momento io vedevo davvero il Bologna come una squadra in grado di vincere il campionato.

Qual è, secondo lei, il passaggio decisivo che il Bologna deve compiere per consolidarsi ai vertici del calcio italiano?

Se riusciranno a ripristinare quella mentalità e quell’euforia tecnica incontenibile, allora i rossoblù torneranno a essere importanti. Non rinnego ciò che dissi. Vedevo una squadra dominante in ogni partita. E quell’entusiasmo non riguarda soltanto la squadra, ma anche la città. I calciatori percepiscono l’umore della gente, anche senza rendersene conto completamente, e questo li influenza in maniera sia positiva che negativa.

Che bilancio fa della stagione del Bologna e quale voto assegnerebbe al percorso dei rossoblù?

Do un sette e mezzo. Ho fatto una media del sentimento che la squadra ha trasmesso con le sue prestazioni. Dopo novembre c’è stato un calo imprevedibile, poi in parte tamponato dai successi finali, però la stagione in Serie A vale quasi un otto, perché il Bologna ha creato i presupposti per costruire qualcosa di importante in futuro. Ha fatto esperienza europea, ha combattuto tante battaglie giocando sempre molto bene a calcio.

Si aspetta un’estate di cambiamenti o pensa che il Bologna ripartirà dalla continuità del progetto?

Le rivoluzioni si fanno sulle macerie, non su qualcosa che è rimasto in piedi, che è solido e che va magari soltanto ritoccato o migliorato. A Bologna non ci sono detriti. C’è una dirigenza molto scaltra e preparata, dall’amministratore delegato Claudio Fenucci fino all’ultimo degli osservatori. Sanno perfettamente cosa devono fare e penso che non sbaglieranno. Sono troppo presenti e troppo impegnati sul mercato per sbagliare.

L’assenza delle coppe europee nella prossima stagione può rappresentare un vantaggio per il percorso del Bologna?

L’Europa non deve essere un obiettivo occasionale. Oggi il Bologna è già arrivato a quel livello. Deve pensare stabilmente a restare nei piani alti e possibilmente a migliorarsi ancora, superando i piccoli problemi emersi quest’anno. I rossoblù devono semplicemente ritrovarsi. Non è un’ipotesi astratta o teorica, è qualcosa che si è già concretizzato. Per questo motivo può e deve essere riproposto.

Quale futuro immagina per Vincenzo Italiano? Ritiene possa diventare il prossimo commissario tecnico della Nazionale?

È un’idea ancora prematura. Non credo che la Nazionale punti su di lui in questo momento, perché ci sono allenatori più esperti, con una storia più importante alle spalle. Non dico che non lo meriti dal punto di vista tecnico, perché potrebbe farlo, ma serve un allenatore con una storia più piena, più densa. Ci sono tecnici che hanno vinto scudetti e che hanno un percorso più consolidato. Allenare l’Italia è il compito più difficile in assoluto. Servono carisma, esperienza e storia. Sono qualità che Vincenzo Italiano probabilmente avrà presto, ma oggi non credo sia ancora pronto.