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Il presidente della Regione Michele de Pascale (al centro) assieme ai rappresentanti degli Irccs e delle aziende sanitarie (foto di Edoardo Cassanelli)

 

La ricerca sanitaria in Emilia-Romagna gode di buona salute. Lo dimostra il fatto che agli scienziati delle aziende sanitarie e degli Irccs (Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico) della regione verranno destinati oltre 14 milioni di euro di finanziamenti statali. L’obiettivo è far partire al più presto 35 progetti in cantiere, molti inerenti al miglioramento del servizio sanitario e ai settori di oncologia, neurologia e cardiologia. Nella fattispecie, diciassette di questi, di natura clinica e assistenziale, sono nelle mani delle aziende, i restanti diciotto, sugli studi biomedici e l’ampliamento di conoscenze, appartengono agli Irccs.

La produzione di studi scientifici, l’assistenza, l’attrattività legata alle risorse e lo sviluppo tecnologico sono i criteri che hanno portato la ricerca emiliano-romagnola sul podio. Infatti, secondo questa valutazione, i cinque Irccs presenti sul territorio sono tra i migliori del Paese, lo stesso vale per i 35 programmi destinatari dei finanziamenti, ai primi posti nel Bando Ricerca 2024. Sempre a livello nazionale, la Regione si colloca al terzo posto in base al numero di proposte finanziate, subito dopo la Lombardia e il Lazio.

Andando a sondare le cifre, risulta che 6,78 milioni andranno alle aziende sanitarie, sparse in alcune delle province, mentre l’altra fetta, leggermente più generosa, di 7,3 milioni ai cinque Irccs, tre dei quali a Bologna. Parliamo di veri e propri istituti d’eccellenza sul piano italiano ed europeo: il Policlinico Sant’Orsola (all’avanguardia in oncologia e trapianti), con sette progetti e 2,57 milioni pronti a entrare in tasca; il Rizzoli, specializzato in ortopedia, ha quattro progetti e 1,73 milioni predisposti; l’Istituto delle Scienze Neurologiche, invece, un progetto in vista con 450mila euro; infine c’è il grande campo di studi sulle terapie contro il cancro, rappresentato dall’Istituto di Oncologia dell’Ausl di Reggio Emilia (quattro progetti e 1,8 milioni) e dall’Istituto “Dino Amadori” di Meldola in provincia di Forlì-Cesena (due progetti e 800mila euro).

Particolare menzione la meritano i tre enti su suolo bolognese, impegnati in attività di grande interesse. Il Sant’Orsola si sta concentrando sull’analisi di mutazioni genetiche all’origine di malattie rare che portano al rischio di trapianto di fegato in ambito pediatrico. Il Rizzoli, come sempre, è sul fronte dell’ortopedia, in questo caso rigenerativa e ricostruttiva, senza dimenticare l’oncologia muscoloscheletrica. Infine l’Isn Bologna, dedito a una forma di riabilitazione dei pazienti colpiti da ictus o morbo di Parkinson attraverso l’uso di tecniche digitali.

«Ciò che va fatto ora è offrire continuità nella cura lungo tutta la filiera dei percorsi dei pazienti, una formazione di rilievo ai professionisti futuri ed equità di accesso alle terapie innovative. Dobbiamo farlo per rafforzare la nostra rete sanitaria, che già ogni anno ottiene noi della Regione 6,5 milioni di euro», è il commento dell’assessore alla Salute Massimo Fabi.

Gli fa eco il presidente dell’Emilia-Romagna, Michele de Pascale, il quale sul tema ha voluto ricordare gli aiuti provenienti dall’esterno sfruttati in modo da incrementare la coesione di Irccs e sistema sanitario. Ad esempio «i fondi europei, le collaborazioni, i privati e persino il mondo del no profit, simboli del pluralismo della nostra terra, pronta ad aprire le porte a una nuova generazione di giovani ricercatori e in particolare ricercatrici, verso i quali dobbiamo avere riconoscenza e un forte senso del dovere», precisa il presidente.