Automotive

Andrea Pontremoli, presidente della Motor Valley Association e amministratore delegato di Dallara (foto Ansa) 

 

«Oltre 130 miliardi di euro di fatturato, che salgono a 347 se consideriamo l'intera filiera: ecco cosa significa davvero "Motor Valley". Lo abbiamo capito da uno studio che abbiamo pubblicato un mese fa, con risultati che hanno sorpreso anche noi che ci lavoriamo. È il risultato di quanto prodotto dai 15 mila fornitori diretti per i sei brand presenti sul territorio: Ferrari, Lamborghini, Maserati, Ducati, Pagani e Dallara». 

A dirlo è Andrea Pontremoli, ex amministratore delegato di Ibm Italia e dal 2007 amministratore delegato e socio di Dallara Automobili, alla vigilia del Motor Valley Fest 2026 che proseguirà fino al 31 maggio, evento organizzato dalla "Motor Valley Association" di cui è presidente.

Si può dire ancora oggi che la “valle dei motori” sia la locomotiva di questa regione?

«Quando si pensa alla Motor Valley spesso ci si riferisce nello specifico al settore dell’industria automobilistica, ma in realtà è un ecosistema molto più ampio. Se allarghiamo lo sguardo all’intera filiera, arriviamo a circa 40 mila aziende coinvolte. Dentro questo sistema ci sono gli autodromi, i musei, l’ospitalità, la ristorazione e tutti i servizi collegati. Solo per dare un’idea, tra musei della Motor Valley e autodromi registriamo circa due milioni e mezzo di biglietti staccati. Sono persone che soggiornano sul territorio, mangiano, si muovono, e quindi generano un beneficio economico molto importante per tutta l’Emilia-Romagna».

Quanto vale complessivamente questo comparto?

«Se consideriamo l’intera filiera, parliamo di un sistema che raggiunge i 347 miliardi di euro e coinvolge circa un milione di persone occupate. Sono numeri enormi. Eppure, parliamo di numeri relativamente piccoli in termini di auto prodotte. Le vetture vendute dalla Motor Valley sono circa 35 mila, a fronte di un mercato complessivo di un milione e mezzo di immatricolazioni. Però quelle 35 mila vetture rappresentano circa un terzo del fatturato totale del settore. Il milione e mezzo di auto genera infatti circa 45 miliardi di euro di fatturato, mentre le sole 34 mila vetture della Motor Valley ne valgono 15».

Come può essere interpretato questo dato? 

«Ci comunica che l’Italia del futuro può competere soltanto sull’alto valore aggiunto. Non abbiamo materie prime e abbiamo costi energetici troppo elevati per basare il nostro modello sull’economia di scala. Non dobbiamo inseguire la logica dei grandi volumi, dobbiamo invece produrre meno, ma con un valore aggiunto altissimo».

La situazione geopolitica internazionale sta creando difficoltà al settore?

«Per il momento no. È chiaro che la guerra, più che creare problemi di approvvigionamento delle materie prime, ci pone il problema dell’incertezza del mercato. I nostri clienti sono grandi imprenditori o persone con un’elevata capacità di spesa, e in un contesto internazionale instabile si tende naturalmente a rimandare gli investimenti. Oggi la vera criticità è proprio questa incertezza».

E l’aumento dei prezzi delle materie prime pesa in qualche modo?

«Sicuramente c’è stato un aumento dei costi. Però chi lavora nell’alto valore aggiunto riesce anche a trasferire buona parte di questi aumenti sul prodotto finale. Chi invece opera con margini ridotti ha molte più difficoltà ad assorbire o scaricare questi rincari sul mercato».