L'incontro

La tavola mediterranea “Love Difference”. Prima era esposta al Moma di New York (foto di Alberto Biondi)

 

Palazzo Boncompagni, oltre alla mostra celebrativa dei 60 anni di carriera dell’artista Michelangelo Pistoletto, da ieri ha iniziato a ospitare una tavola rotonda interreligiosa dal nome “Arte, spiritualità e religione”. A tutti gli effetti si tratta di una tavola mediterranea visto che l’oggetto attorno a cui si dialoga è una riproduzione del mar Mediterraneo che Pistoletto ha chiamato “Love Difference” e che prima era esposta al Moma di New York. È proprio attorno a questa tavola mediterranea che l'artista, con il professore Francesco Monico, parla della potenza dell’arte nelle religioni. All’incontro hanno preso parte il cardinale Matteo Maria Zuppi, la monaca induista Svamini Shuddhananda Ghiri, il rabbino Joseph Levi, l’imam della moschea grande di Roma Nader Akkad e padre Antonio Spadaro. In questo primo incontro, Induismo, Ebraismo, Cristianesimo e Islam si sono confrontati su come le differenze non vengano neutralizzate, ma messe in relazione per riflettere sulla complessità del tempo presente come responsabilità comune. La moderazione di Francesco Monico ha portato il tema della conversazione su etica e intelligenza artificiale.

«L'idea che vogliamo introdurre - spiega Pistoletto aprendo l'incontro - è quella dell'etica e della sua importanza nelle religioni, che su di essa si basano. Dobbiamo superare il concetto di morale, che è ragione di conflitti e talvolta al servizio dei regimi, e portarlo sul tema originario dell'etica, che non rischia di essere sfruttata da ideologie totalitarie. Il patto interreligioso deve avere come elemento centrale l'etica comune per portare al mondo l'idea della pace preventiva, che è il sovvertimento della guerra preventiva. La parola chiave è intelligenza spirituale a confronto con l'intelligenza artificiale. Religione significa "religare", unire; l'unione è meravigliosa anche se siamo in pochi a parlarne. L'intelligenza artificiale è utile per stimolare la ricerca dell'intelligenza spirituale mentre il potere dell'arte è fondamentale perché l'essere umano è creativo, non bestiale. Dobbiamo uscire dalla bestialità dell'animale rapace; l'uomo non deve "mangiare" un altro uomo o un'altra religione. Io credo nel percorso dell'arte che porta a conoscere e convivere. Dobbiamo portare l'intelligenza spirituale dentro l'intelligenza artificiale».

La pace preventiva, sostiene invece Pistoletto, «si sviluppa invece attraverso la necessità di partire dalle fondamenta del pensiero e della coesistenza umana. Non c'è religione che non abbia il desiderio di creare rispetto reciproco attraverso l'etica». 

Il mondo, secondo la tavola mediterranea, deve iniziare a porsi delle domande etiche anche sull’intelligenza artificiale, lo spiega padre Antonio Spadaro. «La tecnologia esprime in maniera nuova desideri molto antichi - osserva il religioso -. Davanti a un oggetto tecnologico rimaniamo stupiti dal fatto che riusciamo a produrlo e l'intelligenza artificiale ci stupisce perché simula la scrittura umana e fornisce giudizi che sembrano arrivare da una trascendenza, è la tecnologia che dà forma al divino. L'intelligenza artificiale contiene il pensiero di tutta l'umanità e simboleggia il desiderio di onniscienza. Non ci si deve porre solo il problema di come usare l'intelligenza artificiale, ma cosa significa pensare al suo avvento e al fatto che se una macchina può fare quello che una persona può imparare a fare con sforzo, cosa rimane all’uomo?».

È dello stesso avviso il rabbino Joseph Levi, che si chiede «se veramente l'intelligenza artificiale possa prendere il posto dell'esperienza religiosa umana. C'è in essa la capacità linguistica e concettuale della coscienza? Secondo alcuni scienziati, l'ia non è in grado di includere l'esperienza diretta della vita, i sentimenti o i concetti etici di misericordia e ascolto. Nel contatto reale con una persona, è necessario scegliere come percepire la situazione, la macchina non credo sia in grado di capire la sacralità della vita o della presenza divina. L'intelligenza artificiale è un mito moderno che ci mette davanti alla possibilità di essere come il divino, ma non offre la comprensione della sofferenza o della sacralità».

Secondo l’imam della moschea grande di Roma, Nader Akkad: «L’Ai rischia di perdere l'etica che la governa. Se alimentiamo l'algoritmo con l'odio, otterremo guerra. Se lo alimentiamo con la pace preventiva, otterremo uno strumento per disinnescare i conflitti. L'efficienza non coincide con la coscienza: la macchina può calcolare la traiettoria di un missile, ma solo lo spirito umano può decidere di non lanciarlo. L'algoritmo deve essere al servizio della fitra, la natura primordiale dell'uomo. Il termine algebra (che governa gli algoritmi delle macchine, ndr) deriva da al-jabr, che significa restaurazione e si propone di “aggiustare” l'umanità rotta attraverso l'armonia». 

La monaca induista Svamini Shuddhananda Ghiri, sul futuro delle interrogazioni etiche dice: «Il cammino per cercare un'etica comune nell'Induismo è il Karma, che implica relazione e interdipendenza. La tradizione del Sanatana Dharma è prevalentemente orale e richiama la presenza e l'esperienza finalizzata alla conoscenza. L'intelligenza artificiale ci deve interrogare sul ruolo dell'essere umano rispetto agli strumenti. Una macchina può dare risposte perfette, ma manca lo sforzo. Nell'Induismo si parla di Tapas, l'ardore o il fuoco che brucia e illumina e il principio dove senza sforzo non si ottiene nulla. Il timore è che l'intelligenza artificiale privi le nuove generazioni della possibilità di fare sforzo. Il calore umano rischia di raffreddarsi con questa perfezione tecnologica che ci lascia sterili di fronte alla vita». 

A tirare le fila dei numerosi interventi è stato infine il cardinale Matteo Maria Zuppi, che, consultando in modo ligio gli appunti presi su di un foglio di carta, ha riassunto i termini del problema. «Il Mediterraneo dovrebbe essere il luogo della relazione, ma oggi assistiamo alla crescita di muri e incapacità di incontrarsi. Viviamo una trasformazione rapidissima dell'umano dove l'antropologia digitale è solo all'inizio, ho l'impressione che l'intelligenza naturale stia regredendo mentre quella artificiale stia crescendo. Dobbiamo assicurarci che la tecnologia resti uno strumento e non un fine. C'è bisogno di un'etica che non sia un'illusione, specialmente quando il potere è in mano a chi non ha etica e controlla grandi investimenti. Sulla pace preventiva, dobbiamo darci da fare perché oggi sembra prevalere la forza sul diritto. Sono d'accordo sulla resistenza spirituale, che è l'espressione più profonda dell'esistenza dell'umano. Il dialogo interreligioso non è sincretismo, ma rafforza le identità in una preoccupazione comune. La grammatica di questo sforzo è l'enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco. Se cresciamo nell'intelligenza spirituale, l'intelligenza artificiale diventa uno strumento di quest'ultima».

Questo appuntamento rappresenta un importante passo nel percorso del Tavolo Interreligioso, ideato e sviluppato dall’Ufficio Spiritualità della Fondazione Pistoletto e già articolato nel progetto espositivo “Ur-Ra – Unità delle Religioni / Responsabilità dell’Arte”, presentato alla Reggia di Monza. Un progetto in corso che non si limita a rappresentare il dialogo tra le religioni, ma lo attiva come pratica viva, preventiva, capace di incidere sull’immaginario e sulle forme della convivenza civile.