teatro

orgasmo fettarappa

Una scena tratta da “Orgasmo” (foto concessa da Niccolò Fettarappa)

 

È uno scenario distopico quello immaginato dall’attore e regista Niccolò Fettarappa, ed è in programma fino a domenica all’Arena del Sole di Bologna. Incombe sull’Europa un monito: nel 2030 ci sarà l’ultimo orgasmo della storia, ebbene a dispetto del titolo, la performance non è altro che un’ironica “Prosa dispiaciuta sulla fine del sesso”. Non c'è un'Apocalisse in vista, tantomeno un governo totalitario tenta d’invertire la rotta del mondo, a eccezione dell’Unione Europea che ha appena sottoscritto una fantomatica Agenda, che – si intuisce – prescrive completa astensione da pratiche sessuali e assoluta devozione al lavoro. Appurati questi due punti, pare che l’unica minaccia sia rappresentata da un gruppo di orsi, gli unici (benché animali) in grado di poter esprimere la propria carnalità.

La scena è interamente occupata da una camera da letto, laddove una coppia in crisi cerca di sopravvivere all’inesorabile scorrere del tempo. Che viene per così dire impiegato con call generiche e attività in smartworking. Il letto se ne sta sullo sfondo, intonso perfino quando i due amanti tentano di addormentarsi, dal momento che non possono fare nient’altro. Gli orgasmi sono un lontano ricordo, i litigi invece all’ordine del giorno. A intrufolarsi e sorvegliare la casa dei due amanti un giornalista che s’accerta di raccontare a modo il declino d’ogni fantasticheria erotica o romantica. E un fedele adepto di Ursula von der Leyen che, dal canto suo, s’assicura che i precetti dell’Agenda 2030 vengano rispettati. E invita protagonisti in scena e spettatori ad amarsi, a prendersi cura di sé e rivolgere il proprio sguardo (e desiderio) sulla propria formazione.

Lo spettacolo procede a ritmo sostenuto tra personaggi che si rincorrono, luoghi comuni comprensibili a Millennial e Gen X, e una trama, a volte debole, che si perde tra “poliamore”, “scambismo” e “situationship”. La verità è che un’ora e mezza non è bastata a spiegare come siamo arrivati all’ultimo orgasmo della storia, ma è stata sufficiente per tornare a casa, chiedendosi quand’è che lavoro, networking e performatività hanno assunto un ruolo così invadente nelle nostre vite. Fino a prendersi – altresì – la nostra intimità.