Museo dei bambini

L’assessore Daniele Ara (foto del sito del Comune di Bologna)

 

«Non saremmo credibili se tornassimo indietro in questo momento. Gli alberi li abbiamo già tagliati, il cantiere è pronto per iniziare i lavori. Ma restiamo disponibili a incontrare tutti coloro che vogliono parlare». È salda la presa di posizione dall’assessore alla scuola del Comune, Daniele Ara, in seguito agli scontri al parco Mitilini, Moneta e Stefanini del quartiere Pilastro per la costruzione del MuBa, il Museo delle bambine e dei bambini di Bologna. Non si torna indietro, ma c’è sempre spazio per discutere della funzione educativa e sociale del progetto in fase di realizzazione. «Quello che non possiamo accettare è l’assedio di un cantiere democratico», ha ribadito l’assessore in un’intervista a InCronac@, dopo le dichiarazioni rilasciate ieri alla stampa in cui ha polemizzato: «Non può esserci un Vietnam quotidiano».

 

Il Comune farà marcia indietro, come è stato per le contestazioni delle scuole Besta?

«Non saremmo credibili se tornassimo sui nostri passi in questo momento. Gli alberi li abbiamo già tagliati, il cantiere è pronto per iniziare i lavori. Non possiamo dirottare le risorse europee previste per finanziare questo progetto su altro. Il concorso architettonico ha già vinto, quello di cui possiamo continuare a discutere, come abbiamo già fatto in passato, è la funzione educativa e sociale che deve avere il MuBa».

 

Perché è stato deciso di realizzarlo lì, in un parco caro ai residenti?

«Visto dall’alto, tra tutti i parchi del Pilastro, è un punto. Dire che fosse nel cuore di tutti i bambini del quartiere mi sembra esagerato e comunque verrà riqualificato. Si farà lì perché è in una zona centrale, facilmente raggiungibile da tutto il rione. Ci passerà vicino il tram e sarà a fianco della biblioteca e delle scuole. È baricentrico per quella idea di comunità che vogliamo creare. C’è chi si è chiesto perché non l’abbiamo messo al Caab, ma i servizi educativi devono essere messi là dove ci sono le persone, non lontano». 

 

Chi protesta accusa il Comune di una mancanza di trasparenza.

«Il progetto era noto almeno dal 2023. Ci sono state tre assemblee aperte, l’ultima lo scorso 16 dicembre, decine di incontri tematici, una mostra in SalaBorsa, un concorso con le scuole… E finora l’unico tema era la discussione su come il MuBa si calasse nel contesto sociale ed educativo del Pilastro. La protesta sugli alberi è esplosa solo quando sono iniziati i lavori, per costruire un certo tipo di narrazione, quella di un’opposizione fisica tra le parti. E già non se ne parla più».

 

Ritiene quindi che ci sia stata una strumentalizzazione?

«Credo che qualunque percorso avessimo intrapreso, la parte più estrema dei protestanti, che non è del Pilastro, avrebbe fatto una battaglia al di là dell’opera in sé. C’è una minoranza che si sarebbe opposta a tutto, che mette sullo stesso piano la costruzione di una discarica, di un centro commerciale o di un progetto educativo. Ma ritengo che i residenti del quartiere non si lasceranno strumentalizzare e che vorranno discutere con noi. Lo ribadisco, restiamo disponibili a incontrare tutti coloro che vogliono parlare. Ciò che non possiamo accettare è l’assedio di un cantiere democratico. La città non può essere sotto scacco di una minoranza».