l'analisi
Charles Leclerc, pilota Ferrari (foto Ansa)
Vincere accende i riflettori, confermarsi li mantiene puntati, fallire significa uscire di scena. Il 2026 si annuncia come un anno spartiacque, fatto di scelte non più rinviabili. La Ferrari affronta il bivio più delicato della sua storia recente, sospesa tra promesse mancate e un futuro carico di interrogativi. Ducati e Pecco Bagnaia sono chiamati a ritrovare equilibrio tecnico e mentale nel confronto con Marc Márquez. Sul campo, il Bologna di Vincenzo Italiano deve trasformare la solidità in ambizione, scegliendo con lucidità dove investire le proprie energie. Sul parquet, Virtus e Fortitudo vivono momenti diversi ma ugualmente cruciali, fra sostenibilità e rinnovamento. A fare da cornice, l’orgoglio azzurro della Coppa Davis e la tradizione del Giro d’Italia ricordano come lo sport resti identità, memoria e futuro sotto le Due Torri.
In griglia di partenza, la curiosità lascia spazio a una crescente apprensione in casa Ferrari. A sottolinearlo è il giornalista Leo Turrini, che guarda al 2026 come a un vero e proprio snodo decisivo nella storia recente del Cavallino Rampante. La scorsa stagione si è chiusa senza vittorie, con una sola pole position e il quarto posto nel mondiale costruttori. Un bilancio ben lontano dalle aspettative iniziali. «Il confronto con il 2024 è inevitabile e doloroso», dice l’opinionista di Sky Sport, ricordando come la Rossa avesse conquistato ben cinque Gran Premi e lottato fino all’ultima gara per il titolo costruttori. La nuova monoposto nasce dallo stesso gruppo di lavoro della vecchia SF-25, per questo motivo la posizione del team principal Frédéric Vasseur appare strettamente legata ai risultati di quest’anno. Quella che verrà sarà la quarta stagione del general manager francese alla guida del reparto corse e, secondo Turrini «un ulteriore insuccesso potrebbe inevitabilmente mettere in discussione il suo futuro a Maranello».
Il 2026 rappresenta un passaggio delicato soprattutto per Leclerc. Il giornalista evidenzia come il monegasco si trovi in una fase spinosa della sua carriera, segnata da aspettative elevate e una crescente frustrazione. Al termine dell’ultimo Gran Premio di Abu Dhabi, il “Predestinato” aveva ammesso ai microfoni di non sapere cosa aspettarsi dal futuro dopo le difficoltà vissute nel corso della stagione. «Parole che pesano – commenta Turrini – perché raccontano lo stato d’animo di un pilota che ha dato molto alla Ferrari». In caso di nuovo fallimento tecnico non sarebbe sorprendente vedere Charles valutare alternative già presenti sul tavolo. Fari puntati anche sull’altro osservato speciale Hamilton.
Per Turrini «Lewis non è arrivato per svernare», ricordando come il pilota inglese abbia chiarito fin dall’inizio di non puntare all’ottavo titolo mondiale, ma di voler conquistare il suo primo campionato mondiale con la Rossa. Un obiettivo dal valore simbolico enorme, che però richiederà una vettura competitiva. L’analisi di Turrini si sposta poi sul bolognese Kimi Antonelli, protagonista di un’annata complessivamente positiva con Mercedes. «Parliamo di un debuttante assoluto in Formula Uno - dice - ed è normale che abbia attraversato alti e bassi». Dopodiché rimarca il finale di stagione, giudicato molto convincente, con prestazioni solide e una crescita lampante che, in varie occasioni, gli ha permesso di tenere dietro a George Russell. In vista del 2026, però, anche per Antonelli l’incognita principale resta la competitività della vettura. «Se Mercedes sarà all’altezza – spiega – potremo aspettarci un Kimi stabilmente nelle posizioni di vertice».
Se per la Ferrari l’anno nuovo rappresenta un esame di maturità tecnica e gestionale, per la Ducati il tema cambia in MotoGp. La Scuderia punta a confermare quanto di buono è stato costruito negli ultimi trecentosessantacinque giorni e, allo stesso tempo, recuperare le prestazioni di Pecco Bagnaia. A fare il punto, stavolta, è il giornalista Luca Budel, che non nasconde come nel bilancio complessivo emerga anche una certa delusione. «È evidente che qualcosa non abbia funzionato come previsto», dice il caporedattore del reparto motori di Sport Mediaset, sostenendo però che Ducati ha riconosciuto una parte di responsabilità sul piano tecnico per non essere riuscita a fornire a “Nuvola Rossa” esattamente ciò che cercava.
Entrando nel merito delle difficoltà del due volte campione del mondo, Budel individua il problema centrale nell’adattamento agli aggiornamenti tecnici della moto. «Nei test invernali la vettura era stata approvata da entrambi i piloti – ricorda – ma con il passare del tempo Bagnaia ha faticato ad adattarsi alle novità, a differenza di Márquez». Il giornalista però insiste molto sulla componente psicologica. «Pecco si è trovato a confrontarsi con un compagno di squadra estremamente competitivo». Ciò ha inciso profondamente sulla fiducia nei suoi mezzi, innescando un circolo vizioso che ha influito sia sulla percezione che Bagnaia ha avuto della moto sia sulle sue performance in pista. Guardando al futuro, l’obiettivo del pilota torinese appare quindi duplice. «Da un lato dovrà recuperare confidenza con il materiale tecnico messo a disposizione da Ducati, ma dall’altro sarà fondamentale un lavoro sulla mentalità». In MotoGp, così come in Formula Uno, l’equilibrio tra capacità tecnica e forza mentale resta decisivo. «Solo intervenendo su entrambi i fronti Pecco potrà tornare pienamente competitivo e ritrovare fiducia in sé stesso». Al di là delle dinamiche interne, la casa motociclistica di Borgo Panigale resta comunque la favorita numero uno in vista dell’inizio della stagione.
Bologna non è solo curve e sorpassi. Sul rettangolo verde, il banco di prova dei rossoblù diventa la capacità di trasformare solidità in ambizione. Il giornalista Alberto Bortolotti invita a distinguere con chiarezza i diversi piani di ambizione della formazione allenata da Vincenzo Italiano. L’Europa League rappresenta una competizione concretamente alla portata degli uomini di Italiano. «Non si tratta di indicare il Bologna come probabile vincitore - commenta - ma è realistico pensare che possa giocarsi le proprie chance, a condizione che nella fase decisiva del torneo, quella a eliminazione diretta, la squadra riesca a presentarsi in buone condizioni fisiche e con l’organico al completo». Un discorso simile vale anche per la Coppa Italia, considerata da Bortolotti un percorso potenzialmente fattibile. Il quadro cambia invece quando si analizza il campionato. Pur riconoscendo la buona qualità complessiva della rosa, il giornalista evidenzia come la squadra felsinea non sia stata costruita con l’obiettivo di chiudere stabilmente tra le prime quattro o cinque e qualificarsi direttamente in Champions League, ma di competere per il quinto e sesto posto. Il prossimo passo potrebbe essere quello di intervenire in maniera mirata proprio nelle ultime due settimane di mercato per migliorare la rosa. «Per legittimare ambizioni più elevate – dice – servirebbe una qualificazione più continua alla coppa dalle grandi orecchie». All’interno di questo percorso di crescita, Bortolotti individua nella continuità tecnica e dirigenziale poi un fattore chiave. «La società ha contribuito a standardizzare il rendimento dell’organico su un livello elevato, grazie anche a un allenatore, Italiano, che è in assoluto tra i migliori in Serie A».
Dallo Stadio Dall’Ara si passa al PalaFiera, tra sostenibilità e rinnovamento. Per Alessandro Gallo la Virtus può realisticamente ambire a un buon percorso in Coppa Italia, una competizione che rappresenta quasi un’ossessione sportiva per Massimo Zanetti. «È il grande desiderio della proprietà», sottolinea il giornalista del Resto del Carlino, ricordando come il patron abbia più volte ribadito che si tratta dell’unico trofeo nazionale ancora mancante in bacheca, al netto dell’Eurolega. Al di là dell’aspetto simbolico, l’obiettivo dichiarato resta quello di arrivare fino in fondo in Serie A, sebbene la riconquista dello scudetto rimanga un’incognita condizionata da troppe variabili difficili da prevedere. Dopo la vittoria del diciassettesimo campionato, Zanetti aveva lasciato intendere una volontà di ridimensionamento del progetto. Un ridimensionamento che, secondo Gallo, nei fatti è stato solo parziale. «Basta guardare la firma di un campione del calibro di Carsen Edwards», ricordando come lo statunitense sia stato uno dei top player dell’Eurolega nella scorsa stagione, nonché il miglior marcatore.
In quest’ottica si inserisce anche l’arrivo di Francesco Ferrari, protagonista con l'Italia Under20 che si è laureata campione d'Europa lo scorso luglio. «Non è un innesto destinato a spostare subito gli equilibri – precisa – ma è un chiaro segnale di pianificazione». Le “Vu Nere” sembrano aver intrapreso un percorso orientato a una maggiore sostenibilità economica, come dimostra il mercato fatto in estate. L’incognita, semmai, riguarda l’eventuale scelta del proprietario di non ripianare le perdite, ma finora Zanetti non ha dato segnali in questa direzione. Al contrario, ha confermato il suo impegno di proseguire almeno fino a novembre del prossimo anno, quando verrà terminato il nuovo palazzetto. Sul piano competitivo Gallo è sicuro. «L’Olimpia resta la squadra da battere. Lo era già prima e forse lo è ancora di più adesso», facendo riferimento alla profondità del roster e l’ingresso a tempo pieno di Peppe Poeta come nuovo coach. In questo senso, la Coppa Italia, con la formula delle partite secche, potrebbe rappresentare l’occasione migliore per colmare eventuali differenze a livello tecnico.
Basket City non è solo Virtus, ma anche Fortitudo. Il giornalista ricorda come le ambizioni della “Effe” non sono mai mancate, citando un passaggio emblematico di due anni fa quando Attilio Caja dichiarò di non sentirsi un allenatore da A2 in seguito alle parole del presidente Stefano Tedeschi su un piano triennale per la promozione. Oggi però il percorso è reso complesso a causa di una lunga serie di infortuni, legati all’età e al chilometraggio di alcuni giocatori chiave. «Una Fortitudo al completo può mettere in difficoltà chiunque – osserva – ma con diverse assenze fatica», soprattutto considerando che difficilmente riuscirà a chiudere la stagione regolare al primo posto e a conquistare così la promozione diretta in Serie A.
Il cammino passerà quindi inevitabilmente dai playoff, un contesto che richiede energie fisiche e rotazioni ampie, con partite ravvicinate spesso nell’arco di quarantotto ore. «Con un organico limitato la stanchezza prima o poi presenta il conto, se non nei quarti, in semifinale o in finale». Dal punto di vista economico, inoltre, i margini di manovra restano ridotti. Dopo la sostituzione per infortunio di Lee Moore con quella di Toni Perkovic e gli inserimenti precedenti di Niccolò De Vico e Matteo Imbrò, al massimo potrebbe arrivare un altro innesto, non di più. La priorità resta quindi il recupero degli infortunati. Lorenzo Benvenuti non dovrebbe rientrare, mentre l’unica possibilità concreta è legata a Valerio Mazzola, una volta risolti i problemi fisici. «La sua esperienza e versatilità potrebbero rappresentare un valore aggiunto importante per il finale di stagione».
Archiviato il capitolo cestistico, l’attenzione sportiva della città si sposta su un altro palcoscenico di grande tradizione. Nella prossima edizione l’Italia entrerà in gioco direttamente nella fase finale della Coppa Davis, grazie alla wild card da Paese ospitante. La Final Eight si giocherà a Bologna dal 24 al 29 novembre, con gli azzurri chiamati a difendere il titolo. Il tennis italiano si presenta ancora da campione in carica dopo il trionfo del 2025, il terzo consecutivo, un risultato mai raggiunto da una nazionale dal 1972.
Dalla racchetta alla bicicletta, Bologna si prepara, infine, a essere ancora una volta crocevia dello sport nostrano. La città sarà protagonista anche della nuova edizione del Giro d’Italia. Domenica 17 maggio è in programma la nona tappa, da Cervia al Corno alle Scale, che attraverserà la provincia prima di concludersi sull’Appennino. Il legame tra Bologna e il Giro è storico: dalla tappa inaugurale del 1909 vinta da Luigi Ganna, passando per l’epica impresa di Fiorenzo Magni nel 1956 a San Luca, fino alla Grande Partenza del 2019, con la cronoscalata vinta da Primož Roglič.
Il 2026 segna dunque un punto di non ritorno. Ferrari, Ducati, Bologna e le due anime di Basket City si trovano davanti alla stessa linea sottile. Non è più tempo di attese o di alibi. Sotto le Due Torri, tra tradizione e futuro, la posta in gioco è alta. Confermarsi significa costruire, fallire vuol dire ricominciare tutto daccapo. E quest’anno, più che mai, non tutti avranno una seconda occasione.