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Francisco Cervelli in un momento di sportività con Omar Lopez, coach del Venezuela (foto di Corrado Benedetti, Dfp per Fibs)
«Aver perso non è un fallimento, i miei ragazzi sono per me i campioni del torneo». Lo ha detto Francisco Cervelli, manager degli Azzurri, dopo la sconfitta dell’Italia in semifinale del World Baseball Classic contro il Venezuela. «Nessuno si aspettava riuscissero a raggiungere certi traguardi, ora non siamo più la Cenerentola di questa competizione - l’allenatore lancia un messaggio alle concorrenti - Tra tre anni ci prenderanno sul serio».
Finisce a un passo dalla Finalissima il cammino della Nazionale Italiana del batti e corri. Al Loan Depot Park di Miami, il Venezuela ha vinto in rimonta dopo un inizio di gara a favore degli azzurri. L’Italia si era portata avanti nel secondo inning segnando 2 punti, salvo poi essere recuperata dai rivali sudamericani nelle riprese successive. Il settimo inning, in particolare, è stato decisivo: grazie a una serie di singoli il Venezuela ha ribaltato il risultato e chiuso 4 a 2 sugli italiani. «Non abbiamo commesso tanti errori, sono loro ad aver fatto benissimo. Nonostante la nostra ottima prestazione, il Venezuela è riuscito ad avere la meglio. Abbiamo affrontato una grande squadra», ha concluso coach Cervelli.
La sconfitta fa male a chiunque, ma in questo caso viene considerata di secondaria importanza rispetto a un quadro più ampio e luminoso. «Perdere non piace mai a nessuno, tuttavia credo che tra vent'anni, quando questi ragazzi torneranno a pensare a questo torneo, avranno un ricordo positivo», ha affermato Marco Mazzieri, presidente della Fibs al termine della semifinale. «Quello che ci lascia questa competizione è un segnale importante per i ragazzi italiani», ha ricordato il presidente, sottolineando come «Gabriele Quattrini e Claudio Scotti abbiano fatto la differenza al World Baseball Classic e che questo sia la dimostrazione che, lavorando duro, si possono raggiungere grandi risultati».
Proprio Scotti, ai microfoni di InCronac@, ha raccontato l'emozione di portare l’Italia del baseball ai vertici del mondo. «Battere gli Usa è stato grandioso, anche perché ci davano già per sconfitti. Ci hanno sottovalutato, e alla fine è successo quel che è successo», ha detto il giocatore, attualmente in forza al Parma Clima. Vittorie come quelle contro Stati Uniti, Messico e Porto Rico sono state frutto di una preparazione eccellente ma anche, e soprattutto, di uno spirito, a detta di Scotti, tutto azzurro. «Noi giochiamo col cuore, è questo che ci ha permesso di andare lontano in questa competizione. Il nostro sport, diciamolo chiaramente, non è molto giocato nel nostro Paese. Eppure noi italiani che lo pratichiamo riusciamo ad avere un attaccamento fuori dal comune», ha spiegato il lanciatore della Nazionale. «Si tratta di un gruppo fantastico, uno spogliatoio dove tutti si davano una mano e lottavano per i compagni». Poi ci ha tenuto a menzionare i meriti di Vinnie Pasquantino: «un capitano e leader fenomenale che ci ha guidato al conseguimento di risultati memorabili».
Ha ragione il pitcher azzurro, un’Italia così non si era quasi mai vista. La Nazionale di Francisco Cervelli ha chiuso il World Baseball Classic al quarto posto: stesso piazzamento ottenuto degli azzurri al Mondiale Ibaf del 1998. Ma nella lista dei record e degli obiettivi raggiunti da un gruppo straordinario vi è anche quello di aver generato un interesse mediatico di enorme portata. Forse, è proprio questo il trofeo che conta di più per gli Azzurri. Vedere l’Italia del diamante competere fino all’ultimo con le più luminose stelle internazionali non può che giovare al movimento italiano del Baseball. Chissà che tra i migliaia di appassionati attirati dalle imprese di questo gruppo non possano celarsi anche futuri campioni azzurri.

Claudio Scotti, pitcher della Nazionale italiana (foto di Corrado Benedetti)