giustizia

Il palazzo di giustizia di Bologna (foto Ansa)

Venne ritrovato morto nei boschi dell'Appennino dopo essersi allontanato da una clinica psichiatrica di Bologna. È la storia del mistero degli ultimi giorni di vita di Alessandro Rossi, arrivata stamattina davanti al Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Bologna Maria Cristina Sarli. Dalla scomparsa al ritrovamento del cadavere – avvenuto il 15 aprile 2020 - passarono più di sei mesi e i circa 50 chilometri che separano la comunità Gaibola, sui primi colli bolognesi, da Pietramala, frazione di Firenzuola sul lato toscano dello spartiacque appenninico, nella zona del passo della Raticosa. Quando venne identificato il corpo, il decesso del sessantenne era già avvenuto da vari mesi e, come accertato dal medico legale, probabilmente in seguito a cause naturali.

Dopo avere ascoltato le parti, la giudice ha deciso di prendersi del tempo prima di depositare la decisione. L'iter processuale è arrivato all'udienza preliminare di questa mattina dopo che la famiglia di Rossi, rappresentata dall'avvocata Barbara Iannuccelli, si era opposta alla richiesta di archiviazione presentata dal pubblico ministero Michela Guidi. Secondo la Pm non ci sarebbero state responsabilità del personale della casa di cura nella dinamica della scomparsa di Rossi, avvenuta in un lasso di tempo molto in breve in cui gli operatori si stavano occupando di altri pazienti della struttura, con l'evento che sarebbe da collocare «in quel margine di rischio che l'ordinamento considera tollerabile e non riconducibile a violazioni specifiche di doveri di controllo». Il fascicolo al momento vede iscritte sei persone fra gli indagati, con accuse che vanno dall'abbandono di incapace all'omicidio colposo.

Iannuccelli, che è anche referente nazionale di Penelope, associazione di volontari che da più di vent'anni offre supporto alle famiglie di persone scomparse, chiede al giudice di andare a processo, sottolineando come la denuncia fosse stata presentata dalla struttura solo il giorno seguente alla scomparsa di Rossi, con la conseguenza che le ricerche non poterono partire tempestivamente: «Fa impressione leggere - è il giudizio della penalista - che la morte di una persona fragile venga considerata un rischio accettabile».